Monday, April 19, 2010

Mondou, lentamente si comincia

Sebbene le affermazioni sulla minor calura del sud fossero esatte, purtroppo le mie speranze di attenuare la drammatica sudorazione dei primi giorni sono state subito frustrate da un semplice e infido particolare: l’umidità. Un po’ di gradi, grazie a dio, li abbiamo persi, ma il prezzo per avere qualche timido alberello in più è un’umidità micidiale, non ancora a livelli da foresta tropicale, ma su quella strada. Insomma, dalla padella alla brace o, per meglio dire, dal forno alla sauna. Comunque, il clima è decisamente meglio qui: i gradi in meno si fanno sentire e rispetto alla cappa di N’djamena, ci sono sprazzi di brezza veramente paradisiaci, oltre a sporadici scrosci di pioggia che, dicono, a breve diverranno tutt’altro che sporadici, con le simpatiche conseguenze del caso (fango, zanzare malariche..), ma anche con un’ulteriore ventata di fresco!

Riprendo da dove vi avevo lasciato, ossia il viaggio. Abbandonata N’djamena abbiamo puntato nettamente verso sud, attraverso una sconnessa striscia d’asfalto circondata da distese di aspri arbusti e sabbia rossa. Ogni due per tre mandrie di mucche saheliane, più piccole e secche delle nostre (quando si dice “vacche magre”..) e con bellissime corna lunghe, o placidi dromedari attraversano la strada, incuranti delle macchine dall’alto della loro stazza. Lo stesso fanno, a loro rischio e pericolo, animali dalle dimensioni meno consistenti, come le numerosissime capre (anch’esse più minute delle nostre) o l’immancabile pollame dei vari villaggi, cosicché raramente un lungo viaggio si compia senza una qualche vittima. Noi, per par condicio, abbiamo fatto secchi i due estremi della catena alimentare dei volatili: una poderosa aquila e un pingue pollastro. Spero almeno che qualche autoctono affamato abbia tratto giovamento da questa mattanza. I centri abitati non sono molti e, tendenzialmente, consistono in ammassi abbastanza caotici di piccoli edifici di fango, paglia o, quando va di lusso, mattoni crudi, in genere a ridosso di qualche asfittico corso d’acqua. Attraversiamo un paio di frenetici mercati, con generi alimentari di tutti i tipi accatastati in ogni dove e donne e ragazzini stracarichi di roba che si stipano su camion sbilenchi e (come non li invidio..) bici pericolanti. Le uniche due grandi città della strada, Bongor e Mondou, sono in corrispondenza delle anse del Logone, attorno cui sembra gravitare la vita delle omonime regioni (Logone occidentale, dove sono ora, e Logone meridionale, l’area del progetto). Andando verso sud, il verde aumenta timidamente e quando attraversiamo lo stretto ponte sul Logone per entrare a Mondou, siamo ormai in un’aspra savana: i colori del cielo al tramonto si confondono con quelli della terra, arsa da un sole implacabile e dai numerosi fuochi accesi dai pastori che portano vacche e capre al pascolo tra radi arbusti. Un’immagine africana da cartolina! Ci fermiamo qui, circa 500 km a sud della capitale, perché c’è sede dell’organizzazione partner del nostro progetto.

L’idea è di familiarizzare un po’ con loro ed elaborare una strategia comune prima dell’incontro con UNHCR (alto commissariato onu per i rifugiati, quelli che litigano con Maroni sulle questioni di Lampedusa, per intenderci), committente del progetto. Ovviamente il nostro referente è, per qualche misteriosa ragione, impegnato a N’djamena e a tutt’oggi non abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo; comunque i giorni a Mondou sono serviti per fare il punto della situazione con il personale locale e, nell’attesa che si riescano finalmente ad avviare i lavori per la costruzione del nostro ufficio, per avere un minimo di strumentazione con cui lavorare. Nonostante l’ufficio sia in pieno stile africano (spartano e disorganizzato..), i loro vicini cinesi dispongono di un bene raro e prezioso per noi: un wireless talmente potente da essere accessibile dal giardino. Cosi, si fanno riunioni, si stampano documenti, si firmano contratti e, quando bisogna fare la posta, ci si siede sotto l’albero dei manghi e ci si connette abusivamente alla rete dei cinesi. Bisogna solo stare attenti, perché i manghi stanno maturando e spesso cadono…

Nel corso del viaggio il nostro autista ci aveva detto di non amare molto Mondou perché c’è troppo “ambiance”. Ci aspettavamo, quindi, una specie di Parigi del Ciad, invece, il solito ammasso di capanne e falò, più piccolo e meno polveroso di N’djamena, ma nella sostanza.. Mi chiedo, se questo è un posto fichetto per gli standard locali, cosa possa essere una città un po’ grezza, ma forse preferisco continuare a vivere nel dubbio. Pur non essendo propriamente una città d’arte, Mondou si è rivelata comunque un posto molto piacevole: il personale del centro cattolico che ci ospita (qui gli alberghi non ci sono o, se ci sono, sono a misura di petroliere, dunque ben al di là del budget concessoci) è di una cordialità estrema, cosi come quasi tutte le persone con cui abbiamo a che fare, una volta superate le timidezze iniziali e, rispetto a N’djamena, ci si può muovere serenamente a piedi, cosa che aiuta non poco la socialità. Unico neo, la varietà delle cibarie: Mondou è circondata dalle torbide acque del Logone e nei ristorantini alla buona si trova solamente la torbida carpa del fiume Logone. In realtà alla griglia non è male, una volta, due volte, ma già alla terza.. Per cambiare un po’ la solfa abbiamo provato ad andare in un ristorante più sciccoso, ossia dotato di corrente elettrica e al chiuso, ma l’unica cosa a cambiare rispetto alle bettole è il prezzo! Fortunatamente ogni tanto si trova anche qualche pollo (che, dalla carnosità, si direbbe morto in seguito a sciopero della fame..) e, pur non essendo il sahel una terra generosa, manghi, cipolle e insalata da qualche parte riescono a farli crescere e, in genere, sono ottimi, cosi come le spezie e le salse con cui accompagnano il tutto.

In questo desolante panorama gastronomico, spicca un invito a cena da parte di un gruppo di simpatici cooperanti francesi, alloggiati in un bellissimo complesso del loro governo (stilosi, i cugini d’oltralpe, altro che noi dai preti con le pezze al culo..), che con un’insalata di avocado e frutta e un capretto in salsa di funghi ci hanno fatto veramente sognare. Chissà se un giorno mai avremo una cucina e potremo contraccambiare..

Dopo vari incontri con le parti coinvolte nel progetto (l’associazione partner, i funzionari ministeriali che si occupano di educazione, il gradevolissimo prefetto..) e mediazioni varie su budget, compiti e distribuzione di mezzi e risorse, dovremmo essere finalmente pronti per partire e cominciare il giro di valutazione tra le scuole del villaggio del distretto e le scuole dei campi rifugiati (si tratta di profughi in fuga dalla guerra civile del Centrafrica) gestiti da UNHCR. Il nostro compito è cercare di far raggiungere ad entrambe uno standard accettabile e simile e renderle economicamente indipendenti le une da UNHCR, che punta ad integrare i rifugiati in Ciad e chiudere il campo, le altre dal governo ciadiano, che al momento sembra preferisca investire i proventi del petrolio in armi per farsi i dispetti col Sudan piuttosto che in educazione. Insomma, non è solo la Gelmini a fare la pitocca con la povera scuola pubblica…

Di cose da dire ce ne sarebbero mille altre, ma visto che probabilmente passero qui dei mesi non me le voglio giocare tutte subito. Bacioni a tutti e alla prossima!

P.S: Sto provando a caricare qualche foto.. Le prime reazioni del server non sono molto incoraggianti, ma con un po di fortuna puo darsi prima o poi appariranno. Non ci conto molto, ma tentar non nuoce, speriamo.

5 comments:

  1. foto!foto!foto!!
    la prima cosa che mi viene in mente è che, con quel bel clima caldo e umido, la mia amata pasta madre si riprodurrebbe a dismisura! :P

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  2. ma cosa ti fanno fare?
    quali sono i tuoi compiti?
    io non lo ancora capito...
    un abbraccio,
    marina

    viva i cinesi!

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  3. niente motumbo??? che sfiga!
    vale, in bocca al lupo, aspetto nuovi post! cmq al di là dei disagi vari, m sembra un bel progetto!
    a presto, ti abbraccio
    marta

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  4. Bravo Vale sei un mito. E allora ti delizierò ancora con le notizie calcistiche che ti faranno molto piacere e forse deciderai di restare in Ciad per i prossimi 6 anni(si perchè prima di questo periodo non riusciremo a liberarci dal Pelato zio Fester). La notizia che in panca arrivi Galli prende sempre più quota(d'altronde è uomo di Galliani). Il milan ha perso con il Palermo 3-1(difesa con Oddo centrale inguardabile) e dulcis in fundo si continua a vociferare di Lippi con come Direttore Tecnico. Se arriva è la volta buona che Il Barcellona diventa la mi squadra e non se ne parla più. Dulcis in fundo molti giocatori papabili in zonamercato sono a parametro zero e siccome sei bravo in matematica puoi fare i tuoi conti su cosa può arrivare l'anno prossimo. Comunque i tuoi amici francesi non sono messi meglio visto che hanno le loro punte di diamante(Ribery Benzema ecc) coinvolte in un giro(pare) di Baby(minorenni) squillo. Le notizie di politica per ora te le risparmio perchè ovviamente decisamente più deprimenti. Almeno con il calcio si può ancora sorridere. Luca.

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  5. Ciao a tutti,

    Qualche risposta rapida, mentre scarico la posta con la chiavetta che ci hanno dato per lavoro (e che quindi non posso usare per scrivere il blog...)

    Per le foto, ci riprovero, ma mi sa leglio metterci una croce sopra...

    Il mio ruolo è di "amministratore": mi occupo di conti, menate burocratiche, menate logistiche, anche se in realtà è tutto molto piu fluido e variegato di quanto sembri.

    Cara Marta, di matumbo vero e proprio non ne ho trovato, ma parti strane di vacche e simili in abbondanza, ti raccontero..

    E per finire, grazie a dio sono quaggiu, nella stagione in cui le merde vinceranno SICURAMENTE tutto! Spero solo che le telefonatine della buonanima di Facchetti vengano giustamente ricompensate e a quanto leggo funzionano solo ora, visto i tragici arbitraggi contro Chelsea e Barça... Di politica, si, meglio non parlare proprio!

    Un abbraccio a tutti, appena torno alla civiltà aggiorno.

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