Tuesday, April 13, 2010

Primi giorni a N'djamena: caldo, caldo, caldo...

Saluti a tutti !

Dopo i primi giorni di acclimatamento nella torrida terra saheliana, eccomi finalmente alla stesura di questo attesissimo blog, in cui vi raccontero di una nuova esperienza in un posto bislacco, non più come turista fai da te o pseudoantropologo mangiaratti, bensi quale cooperante che vuole salvare il mondo, a cominciare da uno dei posti che ha più bisogno di essere salvato: il Ciad. Questa ridente nazione, che si espande sulle fasce sahariana (deserto puro) e saheliana (steppa estremamente arida) dell’Africa Centrale, racchiusa, da nord est a sud ovest, tra Libia, Sudan, Centrafrica, Cameroon, Nigeria e Niger figura, infatti, al 171 posto (su 177..) come indice di sviluppo umano tra le nazioni al mondo, dunque, dal punto di vista dello sviluppo, ci sono ampi margini di miglioramento…
Già l’avvicinamento è stato decisamente interessante: dopo un primo, lussuoso volo Alitalia tra Milano e Roma, circondato da manager sempre al cellulare di ritorno nella capitale, il Roma – Addis Abeba, su di un più vetusto velivolo Ethiopian Airlines, é, invece, popolato quasi esclusivamente da migranti africani di ritorno nelle terre d’origine o da missionari e cooperanti italiani pronti a portare la luce della civiltà nei più oscuri angoli del continente. Le linee aree dell’Etiopia, fortemente volute da Haile Selassié (ultimo imperatore del paese), infatti, assieme a quelle di Libia, Egitto e Sudafrica, sono tra le poche ad offrire collegamenti capillari in tutto il continente e, vista la convenienza delle tariffe, sono prese d’assalto da questa particolare tipologia di clientela. Cosi, il grande e caotico aeroporto di Addis Abeba è un’importante crocevia per tutte le destinazioni africane e, in qualche modo, corona il sogno del vecchio imperatore, che vedeva nell’Etiopia il cuore culturale di tutto il continente. Magari oggi questo ruolo é un po offuscato dal Sudafrica del dopo aparheid, ma dal punto di vista dei trasporti Addis è sicuramente un imprescindibile punto di riferimento. Dopo una lunga (e inspiegabile, come da canoni africani..) attesa, finalmente mi imbarco, assieme alla mia capoprogetto, sull’ancor più piccolo e vetusto boeing 737 che ci condurrà a N’djamena, capitale del Ciad. Ormai i passeggeri, oltre a qualche altro isolato cooperante francese, sono solamente africani d’ogni tipo (da elegantoni in giacca, cravatta e ventiquattr’ore a donne totalmente velate con rumorosa prole al seguito) e contingenti di affaristi cinesi che, da quando è stato trovato il petrolio, hanno preso d’assalto il paese. Finalmente l’aereo abbandona il fresco altopiano etiope per poi atterrare nella polverosissima capitale del Ciad, tra turbini di vento che allarmano i miei vicini di posto: una lunga sfilza di rosari in arabo e, quando l’aereo, finalmente, atterra marito e moglie si abbracciano sollevati e mi sorridono. Siamo arrivati!

Di N’djamena posso dire che forse sarebbe eccessivo definirla la città peggiore del mondo, ma certamente a trovarne di più squallide si farebbe fatica (e comunque non sarebbero molte). La sera, quando fa fresco, si scende di poco sotto i quaranta gradi, mentre di giorno si superano spesso i quarantacinque; le strade asfaltate sono una rarita e questo, in una grande città in mezzo al sahel, significa che c’é sempre la nebbia, dalla polvere che svolazza per aria. Aggiungiamo che la corrente elettrica è disponibile solo nelle grandi occasioni, la sera non ci si puo muovere a piedi per ragioni di sicurezza e che, essendo quasi ogni genere di consumo importato, i prezzi non sono da terzo mondo, e capirete quanto abbia amato questo posto.. A sua discolpa posso dire che aprile é sicuramente il mese peggiore dal punto di vista climatico e che, con un po di pazienza, qualcosina da salvare si trova: sebbene, più che una città, sia un sovraffollato villaggione di case di fango, ci sono alcune deliziose pasticcerie in stile francese nelle vie del centro, un po di belle casette arabeggianti, soprattutto nella zona del mercato, e qualche scorcio di vera savana sulle rive del fiume Logone, un consistente corso d’acqua che separa il Ciad dal Cameroon e su cui si affaccia N’djamena. Le lingue nazionali del paese sono il francese e l’arabo, nonostante, poi, esistano centinaia, se non migliaia, di altri dialetti delle varie comunità africane. E’ comunque interessante come le tracce dei due principali dominatori delle regioni si mescolino nella città: con tutti si puo parlare francese, ma poi le forme di cortesia sono sempre in arabo; il palazzo del presidente è proprio di fronte alla principale cattedrale cristiana della città, mentre accanto all’enorme mercato si trovi la grande moschea, i cui muezzin, al venerdi, richiamano alla preghiera una vera fiumana di gente; l’ambasciata dell’Arabia Saudita era l’unica, per dimensioni, a poter competere con quelle dei padroni vecchi e nuovi (francesi e americani..), ma sfortunatamente, nell’ultimo episodio della lunga serie di conflitti interni, una bomba l’ha distrutta, uccidendo la moglie dell’ambasciatore, cosi come le relazioni diplomatiche tra i due paesi…

Oltre ad aver sbrigato le varie menate di avvio del progetto, abbiamo avuto modo di gustare alcune prelibatezze locali, tra cui meritano una menzione speciale le tenere e saporite carni del cammello alla griglia, un pranzo molto popolare nei ristorantini sulle strade di N’djamena e due polli ruspanti acquistati e sgozzati per il pasto pasquale (purtroppo gli agnelli erano introvabili…). Io ho dato un piccolo contributo alla spennatura dei volatili, anche perchè lo sgozzamento, consistente, secondo rituale musulmano, nella recisione delle carotidi, era decisamente troppo cruento per me. Tuttavia, la mia crudele curiosità mi ha spinto ad assistere da vicino a questa mattanza e, come giusta punizione, sto ancora pulendo i pantaloni dallo schizzo delle carotidi del nostro povero pranzo nei suoi ultimi, sgradevoli istanti di vita.

Cosi, tra bettoline dove si grigliano carne di cammello, carpe e pollastri, a più impegnativi ristoranti franceseggianti dove i bianchi del posto (prevalentemente funzionari ONU e tantissimi cugini d’oltralpe) possono gustarsi bisteccone giganti o squisite rane fritte con aglio e spezie, per poi finire le serate nei numerosi locali di musica della città, i primi giorni nell’opprimente N’djamena non sono stati poi cosi male. Il centro culturale francese é diventato un po il principale luogo di ritrovo, anche perchè vicino alla sede di Acra (l’ong per cui lavoro) e molto ospitale e ricco di attrattive; con la vasta comunità di espatriati del posto, poi, si é creato un bel clima e i cooperanti italiani di acra sono stati veramente materni con noi reclute allo sbaraglio in Ciad. Purtroppo sono stato subito vittima di un qualche perfido virus intestinale e, senza soffermarmi su dettagli che dubito interessino il pubblico, mi chiedo solo perché, tra i fiumi di inchiostro spesi nel tempo per descrivere viaggi suggestivi in luoghi ameni, tutti abbiano glissato sui fiumi di merda che inevitabilmente questo tipo di esperienze comportano. Comunque, dopo una notte di passione mi sono rimesso e, finalmente, abbiamo abbandonato N’djamena per farci trasportare da un possente gippone dell’ONU (il progetto per cui lavoro é finanziato da UNHCR, l’agenzia ONU per i rifugiati) nella regione del Logone meridionale, circa 600 km a sud della capitale. Non ancora nella foresta, ma in un sahel un po più verde e attenuato, dicono.. Sono qui da pochi giorni e spero vivamente che questo si dimostri vero !
Dunque, con la speranza di non grondare più litri di sudore davanti al computer per il prossimo post, vi abbraccio tutti forte. A presto!

10 comments:

  1. Eccomi!
    Mi hai già fatta inorridire e ridere..come dire: come se fossi qui! :)
    ps: ora voglio veder comparire al più presto un puntino rosso sul Ciad sulla mappa dei visitatori del mio blog..eddài! ;)

    Un bacio&a presto!

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  2. ciao colo,
    bravo che hai aperto il blog!
    baci
    m

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  3. jonny the followerApril 14, 2010 at 7:30 PM

    siiiiiiii sono un follower ank'io!!!
    grande colosss, lieti di saperti pieno di salute ed insabbiato in quel torrido...e ci allieta altresì ricevere i racconti quelli veri e crudi della merda su cui scrittori meno caparbi glissano...a noi ci piacciono i diari-verità, quelli senza veli, nè cartaigienica...
    un abraccio!!!

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  4. Simbolo del viaggio precedente fu la pantegana commestibile, bisogna ora trovare quello di quest'avventura!

    Viola

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  5. Bravo Valerio. Leggendo il commento di Viola suggerirei le gobbe di cammello come simbolo. Mentre tu stai la a divertirti qui stiamo vendendo Pato al chelsea, Leonardo alla selecao e potrebbero tornare, udite udite, in coppia alla guida del milan Tassotti e Galli. Vedi se queste notizie possono alimentare ulteriormente i racconti veri e crudi sulla merda come dice Jonny. Baci e abbracci da Luca Emanuela VAlentino e Gabriele.

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  6. Che bravi lettori, vedo che avete capito lo spirito del blog. A breve vi mando un altro aggiornamento, sperando che anche questa esperienza offra chicche indimenticabili, come il rattone menzionato.
    Manu, assecondero volentieri i tuoi puerili capricci se mi spieghi come posso fare! Saluti a tutti

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  7. Ciao Colo!
    come al solito mi incollo allo schermo finchè non ho finito di leggere tutto e quando arrivo in fondo penso: nooo, già finito?!
    ...narraci anche dei singolari personaggi che incontri (ad esempio il capo tribù-taxista...)
    un bacione!
    dordi

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  8. Ciao Vale, anche noi siamo assidui lettori, ti seguiamo anche se non ci facciamo sentire troppo, ti leggiamo sempre volentieri e ti salutiamo con affetto.
    Gualtiero e Angela

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  9. Grazie di tutti i messaggi. Nella speranza che le notizie di Luca si rivelino troppo pessimistiche (uff, ma perchè non vendiamo galliani e silvio, anzichè pato e leo??), ho preparato un nuovo posto, dovrebbe già essere online. Un abbraccio!

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  10. Tu vai sul mio blog, anche senza leggere. Il puntino fa da solo.. :))
    Grazieeeeeeeeeeee! (è proprio un capriccio! :P)

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