Thursday, September 23, 2010

Il solito, estenuante, tran tran

Ciao a tutti,
Sono passate un paio di lunghe e faticose settimane, dall’ultimo post, ma di eventi salienti non ce ne sono stati. Insomma, il solito tran tran, sebbene una delle rare fortune di questo posto è che anche la normalità più banale riserva sempre aspetti piuttosto divertenti.

Ad esempio, uno dei vari doni fatti alla capo progetto nel corso delle sue visite di routine ai comitati delle donne dei villaggi ci ha consentito, seppur per poco tempo, di realizzare uno dei miei più grandi sogni da quando sono residente a Goré: il pollaio. Infatti, le generose donne di Bedoumia, quale segno di ringraziamento per il nostro interessamento al loro (triste) destino, hanno deciso di donarci una simpatica gallina, da noi ribattezzata, in onore del villaggio, Bedoumia. Caso vuole che il nostro ineffabile cuoco avesse, proprio in quei giorni, acquistato un pollo senza decidersi a cucinarlo, così per un po’ di giorni hanno costituito una simpatica coppietta scorrazzante per l’ufficio. A mio avviso aveva un suo fascino trovarsi dei pennuti starnazzanti nei momenti più estenuanti dietro alla scrivania, specie quando inseguiti dai due cagnolini, ma la capa (ovviamente..) non la pensava allo stesso modo, dunque, un triste giorno, il nostro simpatico pollo, il cui destino era già segnato e, conseguentemente, non ha mai avuto un nome, si è trasformato, su sua richiesta in un succulento pasto. Riguardo a Bedoumia, trattandosi di un regalo ci sentivamo un po’ in colpa a farne brodo, così, chiacchierando con uno dei guardiani, ho avuto un lampo di genio: lui la tiene a casa sua, dove potrà fare amicizia col suo gallo, migliorando la qualità della sua vita nel modo che potete immaginare e, conseguentemente, anche la nostra, cominciando finalmente a cacar fuori uova. Come si suol dire, meglio un uovo oggi che una gallina domani, ma se hai già la gallina, che fare?? Vista la prolificità di Bedoumia, per ora, su consiglio del guardiano, l’abbiamo risolta così: cinque uova per fare la frittata, altre cinque per fare i pulcini, e a novembre avremo squisiti polli arrosto. Io non ne capisco nulla, ma sembra convincente!

Il pollaio in casa, seppur rumoroso e a tratti anche maleodorante, aveva un vantaggio: due preziosi e affamati alleati in più nell’unica, vera grande battaglia che stiamo combattendo dacché siamo qui, quella contro gli insetti. Se il doppio strato di zanzariera ed il trattamento dei muri con pesticidi mortiferi ci hanno consentito (per ora..) di scampare la malaria, da cui veramente pochi colleghi sono passati indenni, regolarmente ogni mattina troviamo sul pavimento mastodontiche salme di insetti, senza poter capire come cavolo hanno potuto violare il nostro bunker. Anche se la stagione delle piogge è ormai agli sgoccioli e diminuendo l’umidità dovrebbe calare anche il quantitativo di insetti, quando piove la mattina, la sera si assiste sempre a scene apocalittiche. Proprio una di quelle sere mi sono trovato di fronte ad un altro evento interessante: nubi di termiti affollavano il giardino, svolazzando e morendo intorno ai neon di casa. Ai loro piedi, cani, pollai, nonché una legione di rospi da un po’ di tempo dispiegata nel nostro giardino, si contendevano il lauto pasto, disegnando un quadretto già suggestivo, ma ancora incompleto. Infatti, bussano alla porta e, come era già successo a fine luglio, un gruppo di donne del villaggio, armate di secchi e torce, chiedono di entrare in giardino, per raccattare pure loro un po’ di quel ben di dio. Come a luglio, stipulai un accordo: scatenatevi quanto vi pare, ma domani portatemene un po’. Le donnine sono state di parola ed eccomi a gustare uno squisito antipasto a base di termiti fritte. Liberi di non credermi, ma non sono così diverse dai gamberi, proprio gustose!

A proposito di cibo, con sommo sollievo collettivo è finalmente finito il ramadan, tutta quella gente affamata e assetata fino a tarda sera spezzava veramente il cuore. Con ampio anticipo, sono cominciati i preparativi per la grande festa di fine digiuno, la cui data è rimasta, però, un mistero fino all’ultimo, pare venga decretata da esperti teologi in base alla prima apparizione della luna, anche se le versioni al riguardo sono state contrastanti, così come la data finale dei festeggiamenti: nel vicino Niger, ad esempio, hanno festeggiato il 10, da noi, come quasi ovunque, l’11 settembre. Comunque, il primo, timido spicchio di luna ha fatto la sua comparsa ed è finalmente stata annunciata (non ho ancora capito da chi, c’è chi dice il governo, chi l’Arabia Saudita..) la festa: le case dei musulmani si sono riempite di amici e parenti affamati, a gustare, soprattutto, dei dolcissimi dolci al miele, il vero piatto forte del pranzo, di cui, fortunatamente siamo stati ampiamente riforniti dal nostro autista premuroso. Non saranno come il panettone, ma hanno un loro perché. Io, in realtà, speravo in un po’ di baldoria generale, ma in effetti immagino che uno straniero in giro per l’Italia a natale non si farebbe grasse risate, le belle feste con vino e salamelle non si conciliano granché con gli austeri eventi religiosi.

Dulcis in fundo, a rendere la vita di Goré mai banale sono soprattutto i grandissimi tecnici di cui é piena. Una menzione particolare va sicuramente agli idraulici e alla loro incredibile imperizia. Dopo mesi di lavandini sgocciolanti, misteriose pozze d’acqua in luoghi lontani da ogni tubatura e docce esplosive per problemi di pressione, finalmente sembra tutto sistemato. Lo scaldabagno, tuttavia, gocciola ancora un po’ ed il nostro genio dell’idraulica decide di cambiare un tubo con un altro ancora più scassato. Di fronte alle nostre perplessità, risponde orgoglioso che quel groviera arrugginito ci può durare almeno un paio d’anni, non c’è ragione di preoccuparsi. Poco convinti, proviamo a fidarci.. Superfluo aggiungere che, dopo due giorni, di ritorno da una delle nostre fortunatamente brevi gite domenicali (sennò chissà che lago avremmo trovato..), siamo accolti da uno spaventoso scroscio d’acqua… La riparazione dell’Einstein delle tubature è letteralmente esplosa e quando entriamo in soggiorno l’acqua arriva ben oltre le caviglie. Fortuna che mi sono portato dietro il costume da bagno, prontamente indossato per l’evenienza! Dopo 26 secchi pieni fino all’orlo, finalmente il quantitativo é tale da poter essere trattato con degli strofinacci. Nel frattempo il nostro amico ricambia il suo indistruttibile tubo con un altro (nuovo, per fortuna..) e ci spiega, gentilissimo, che per questa volta, proprio perché siamo noi, offre la casa. L’unica ragione per cui non l’abbiamo impiccato al suo stesso tubo è che sicuramente avrebbe ceduto subito, poi hai voglia trovarne un altro nuovo (di tubo, non di idraulico!).

A parte questi simpatici inconvenienti, che rendono la vita interessante, il progetto prosegue. Stiamo faticosamente cercando di rimettere in sesto le scuole per l’inizio dell’anno scolastico, a ottobre, anche se trattare con i comitati che le gestiscono non è sempre facile, mentre a breve finirà il lungo stage di formazione estivo dei maestri. Considerando che si era aperto con uno dei nostri animatori, totalmente ubriaco, che ha fatto fermare la macchina dell’ispettore ministeriale (di passaggio il sabato così da essere fresco e riposato al lunedì, giorno d’inizio) per dargli, proprio in quel momento e in quelle condizioni, il suo caloroso benvenuto, difficilmente potrà finire peggio. Ma mai dire mai, sarà sabato prossimo, vedremo…

E con queste radiose aspettative, vi abbraccio tutti, a presto!

4 comments:

  1. colo! ciao, che bello sentire che stai bene e che gusti prelibatezze locali! un abbraccio,
    marina

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  2. mi fai veramente schiattare dalle risate! (we, sono venuti a napoli un pò di ricercatori dalla bicocca in occasione di tre giorni di conferenze sull'africa, chissà se c'era qualcuno di tua conoscenza!)
    un bacione!

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  3. ciao colo!!!!
    mamma mia, a magnà termiti... che roba!
    un abbraccio grande da qua sù. ci si vedrà a natale vero???

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  4. è bello vederti sempre pronto ad affrontare ogni cosa (che sia culinaria o idarulica)! un abbraccio, Giul

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