Monday, November 1, 2010

A scuola con le autorità

Ciao a tutti,

Purtroppo nelle ultime settimane il lavoro è stato tanto e gli eventi interessanti pochi, quindi ho trascurato un po’ il nostro caro blog. Proverò a recuperare oggi, in questo lunedì dei santi fortunatamente festivo pure nel multireligioso Ciad.

Vi avevo lasciato coi nostri poveri bambini a lezione sotto i manghi o nei campi a cogliere arachidi (peraltro squisite..) e le scuole un po’ difficoltà. Fortunatamente, nel corso del mese di ottobre, tra contrattempi, litigi e tribolazioni si è riusciti a mettere tutto in carreggiata e oggi gli istituti sono pienamente operativi. Nonostante i temporali non siano finiti e, anzi, abbiamo assistito al colpo di coda della stagione delle piogge, ossia delle grandinate tanto brevi quanto terrificanti, le acque piano piano si stanno ritirando e le paglie per coprire gli hangar sono ormai disponibili ovunque. Oltre a ricostruire gli hangar, abbiamo distribuito un po’ di materiale di prima necessità (penne, quaderni, gessetti, matite..) e stiamo tampinando i genitori delle scuole dei rifugiati perché paghino le loro quote, cosicché gli insegnanti riescano percepire il loro magro salario. Si procede molto lentamente, soprattutto in uno dei tre campi, in cui la scuola, fino a metà ottobre, è stata trasformata in un centro di accoglienza per gli alluvionati dei dintorni, ma si procede, e da queste parti è già qualcosa.

A consacrare l’inizio dell’anno scolastico è venuto niente di meno che il governatore della regione del Logone Meridionale in persona, che ci ha invitato alla grande cerimonia ufficiale di apertura delle scuole nel villaggio di Yamodo, la sottoprefettura confinante con quella di Goré, molto più sperduta e isolata. La delegazione governativa si è subito fatta amare, nel senso che la cittadinanza ha atteso per ore, sotto un sole cocente, il suo arrivo, tutti in piedi lungo la strada d’accesso a mostrare festoni coi colori del Ciad (curiosamente, la bandiera ciadiana è identica a quella romena..), per poi urlare e applaudire all’arrivo dei rombanti macchinoni. Fortunatamente, almeno noi siamo stati esentati da questo supplizio… Dopo essersi guadagnati anche l’amicizia dei colleghi di UNHCR, presentandosi alla loro residenza con tanto di militari al seguito, nonostante il divieto assoluto di introdurre armi in ogni edificio delle Nazioni Unite, e confondendo due funzionarie con le inservienti per ordinare la colazione, gli amici della delegazione governativa si sono finalmente congedati, dandoci appuntamento l’indomani di primo mattino (ormai ho rinunciato a svegliarmi dopo le sette pure al sabato..) per un rinfresco al palazzo del prefetto.

Devo dire che, seppur pacchiana e ipergerarchicizzata come tutte le cerimonie politiche africane (il governatore che mangia col prefetto su poltrona di velluto sotto l’hangar di paglia e tutti gli altri fuori su sedie di plastica o in terra, secondo l’importanza..), la giornata è stata veramente ricca di spunti interessanti, oltreché di cibo di qualità. Dopo una colazione a base di pollo e riso, abbiamo percorso in convoglio la pista accidentata in mezzo alla foresta per Yamodo, tra macchinoni governativi e camioncini di militari con bazooka e mitragliatrici in bella vista, attraversando, in tutti i villaggi, ali di contadini festanti e plaudenti (chissà quanto spontaneamente…), per poi essere accolti, a Yamodo, da cavalieri calzanti abiti beduini che ci hanno scortato al galoppo, sventolando bandiere ciadiane, fino al palco delle autorità, dove abbiamo preso posto. Funzionari e dirigenti hanno fatto il punto della tragica situazione delle scuole, mentre la popolazione ascoltava e applaudiva, accalcata all’aperto sotto il sole di mezzogiorno. Il governatore ha ascoltato, ha spiegato come l’educazione sia la principale preoccupazione del governo, per poi congedarsi senza promettere nulla, se non la sua umana comprensione. Un po’ di danze tradizionali, simpatiche scenette teatrali sull’importanza della scuola (in cui, però, le gag più apprezzate erano in lingua locale, dunque incomprensibili per me..), un altro lauto pasto, stavolta a base di pasta e trippa e poi il rientro. Anche se non c’è mai assolutamente nulla di spontaneo in questi grandi eventi africani, rigidamente gestiti dagli addetti al cerimoniale, e sicuramente il prefetto e i vari capi locali hanno imposto alla gente di assistere alla cerimonia fino alla fine, Yamodo è talmente sperduta che quella visita ha sinceramente eccitato gli animi degli autoctoni, poco abituati alle visite, in particolare di bianchi. Una bella atmosfera festosa, peccato che, ovviamente, non ci fosse consentito, se non per brevi momenti, di socializzare coi locali, tenuti a distanza da un consistente dispiegamento di minacciosi militari.

Sulla via del ritorno, c’è stato anche il tempo di una fugace tappa alla scuola del campo di Amboko, il più grande dei tre campi. Anche lì nessuna promessa, ma il fatto che un’autorità politica di primo piano si scomodi a visitare la scuola dei rifugiati è un piccolo evento che fa ben sperare. I rifugiati che decideranno di restare, infatti, non avranno la cittadinanza ciadiana, ma uno status che dovrebbe, teoricamente, garantirgli alcuni diritti fondamentali, tra cui l’educazione, e questa prima, timida, manifestazione di interesse nei loro confronti da parte del governatore è un segnale da non sottovalutare. Insomma, questo governo ciadiano è autoritario e corrotto all’estremo, ma per quel che riguarda il diritto di asilo e l’accoglienza agli stranieri (o almeno a questi stranieri, coi profughi sudanesi la questione è più delicata) sembra surclassare alla grande i ricchi e arroganti governi europei, che si riempiono la bocca di belle parole, ma poi non trovano soluzioni migliori che impallinare innocenti a Ceuta, deportare Rom e Sinti da un capo all’altro dell’Europa o armare quei grandi amanti dei diritti umani dei nostri vicini libici (orgogliosamente fuori dalla convenzione di Ginevra..) perché facciano il lavoro sporco al posto nostro nel Sahara. Che dire, tutte le volte che ho a che fare con le pur odiose autorità locali, il paragone con casa nostra non riesca mai ad essere veramente rassicurante. Mi chiedo solo se sia tradizione anche da queste parti il Bunga Bunga presidenziale…

Nell’attesa di raccogliere questa informazione durante l’ormai imminente visita del presidente ciadiano (lo è da agosto, in realtà, chissà se verrà mai..), vi saluto, alla prossima!

1 comment:

  1. ma quando torni vale???
    vorrei sentire tutti questi racconti a voce, spero ci riusciamo a beccare prima della spagna ma chissà..nel frattempo ti abbraccio, e ogni volta che leggo che mangi la trippa mi viene in mente quel nostro primo pranzo kenyota a base di motumbo che solo io e te abbiamo avuto il coraggio di assaggiare..che prelibatezza!
    a presto!
    marta

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