Monday, September 6, 2010

Settembre, si ricomincia

Rieccomi qua! Purtroppo le mie prime vacanze “da lavoratore” sono volate via in un lampo (voglio tornare studente!) e da ormai più di due settimane sono di nuovo in Ciad, alle prese con una fase decisamente cruciale per il nostro progetto: la preparazione dell’anno scolastico, che partirà ufficialmente la prima settimana di ottobre (“se dio vuole”, come dicono sempre e saggiamente loro..). Così c’è stato poco tempo per cazzeggiare al mio ritorno, anche se, un po’ per il clima, un po’ per l’organizzazione già ben avviata, riprendere il lavoro non è stato quel trauma che temevo.

Il viaggio è filato decisamente liscio: grazie al pienone di agosto (pieno così di gente che vuole andare in Ciad, pare, chissà poi perché..) non mi hanno trovato posto sulle più economiche Ethiopian Airlines, via Addis Abeba e, quindi, ho dovuto volare con la più sciccosa Air France, via Parigi. Un solo scalo abbastanza breve anziché due infiniti, aerei decisamente più moderni e la sera alle nove sono a N’djamena. La differente linea aerea, oltre a rendere il viaggio meno estenuante, mi ha poi permesso di ampliare il variopinto quadro umano di stranieri presenti in Ciad: mentre sul volo di aprile da Addis Abeba eravamo solo cooperanti europei, storme di imprenditori cinesi e qualche uomo d’affari arabo, il volo da Parigi è affollato da una pletora di funzionari francesi dediti alle numerose attività dei cugini d’oltralpe (scuole, ambasciata/uffici consolari, centri culturali, basi militari, eccetera), nonché da numerosi (e voluminosi) petrolieri americani, mai visti in giro, se non attraverso i vetri affumicati di qualche gippone Esso. Speriamo che il prossimo biglietto sia con l’ultima delle tre compagnie che atterrano in Ciad (Afriqiyah Airlines, via Tripoli), così potrò completare questa interessante indagine antropologica.

All’atterraggio, la prima, lietissima sorpresa: la temperatura a N’djamena è di 24 gradi, per come ricordavo torrida la città (in un indimenticabile giorno di maggio ho visto il termometro segnare 56..) un vero miracolo. Siamo, infatti, all’apogeo della stagione umida e violenti e rinfrescanti uragani sono la quotidianità, al punto che, dopo pochi giorni, mi sono pure preso il raffreddore. Chi l’avrebbe mai detto…. Nel viaggio verso Goré la sorpresa aumenta, vedendo quelle che ancora a luglio erano torride distese di polvere e arbusti trasformate in paludi e acquitrini dalle mostruose esondazioni di Logone e Chari, i due asfittici fiumi ciadiani, ormai divenuti immense e traboccanti distese d’acqua torbida. Tutte le acque piovane del sud del paese, così come quelle di Camerun e Centrafrica settentrionali, vengono convogliate in questi due corsi d’acqua, che terminano la loro corsa nel lago Ciad e, lungo il tragitto, inondano le pianure a sud di N’djamena, scatenando una inaspettatamente lussureggiante vegetazione. Ecco spiegati due grandi interrogativi ancora irrisolti: come possono coltivare il riso nel sahel e perché in un posto tanto torrido la malaria è un problema. Questa distesa di paludi limacciose, nonché fertili e zanzarose, risponde a entrambe le domande e, in fondo, è lo stesso principio delle coltivazioni degli antichi egizi in riva al Nilo, o dei sumeri nella mezzaluna fertile tra Tigri ed Eufrate; Logone e Chari, purtroppo, non hanno avuto la fortuna di dare i natali ad una gloriosa civiltà che rendesse lo studio dei loro nomi obbligatorio fin dalle elementari, dunque sorprendono un po’ di più…

Arrivati a casuccia ho ritrovato quasi tutto come lo avevo lasciato: a parte i cuccioli, ormai divenuti dei cagnoloni bisognosi di educazione (ci stiamo procurando bastone e biscotti per provare ad instillare nelle loro teste vuote una rudimentale idea di “bene” e “male”..), molte delle cose affidate agli efficienti colleghi locali sono esattamente allo stesso punto in cui erano il giorno della mia partenza, nonostante le mie insistenti raccomandazioni affinché progredissero… C’è di buono che la famiglia si è allargata, con l’arrivo di due nuovi animatori e di un contabile – logista che farà tutto il lavoro sporco che prima toccava a me (litigare coi fornitori, controllare le varie casse, eccetera) e fino a dicembre ci saremo sia io, sia la capa, il che renderà più semplice la gestione delle numerose incombenze, soprattutto in questo mese infernale. Nel mentre che organizziamo formazioni pedagogiche per i maestri comunitari e sensibilizzazioni per i comitati di genitori che gestiscono le scuole di villaggio, dovremo, infatti, aiutare i rifugiati a trovare i soldi per le loro scuole, dal momento che UNHCR dimezzerà il suo contributo e la differenza ce la dovranno mettere loro, riabilitare le varie decadenti strutture scolastiche (in particolare quelle in paglia, ormai del tutto sfasciate), fornire i materiali di base per consentire lo svolgimento delle lezioni e capire di quanti manuali le diverse scuole hanno bisogno per rifornirle, tutto questo, ovviamente, entro la fine del mese e, ovviamente, senza avere ancora ricevuto i mezzi di trasporto per gli animatori che gli efficienti amici di UNHCR avrebbero dovuto darci a gennaio. Quando si dice un incubo….

Bisogna aggiungere a questo simpatico quadretto che fino all’11 settembre è mese di ramadan e quindi musulmani, la maggioranza nel paese, fanno quaresima, il che significa che dall’alba al tramonto l’unica cosa che possono mettere in bocca per sostenersi senza bruciare all’inferno è un legnetto da masticare, una sorta di antistress che in questo periodo si vende più del pane (nel vero senso della parola, fino a sera non c’è moltissimo pane in giro..). Niente cibo, niente acqua, vietate pure le sigarette, da queste parti la prendono sul serio, la quaresima, mica come quei lascivi dei cristiani! Il risultato è che ci troviamo a far trasportare pesantissime travi e sacchi di cemento sotto il sole in pieno giorno a dei poveri cristi che sappiamo essere affamati e assetati dalla sera prima e la naturale gentilezza che ci porta a offrire un po’ d’acqua fresca come segno di gratitudine suona quasi come una presa per il culo, o, peggio ancora, una tentata conversione. Non vedo l’ora che arrivi l’11, pare ci sarà una serata di baldoria totale e poi, dal giorno dopo, tutti scrocconi come prima!

Tra le grandi novità di questo crepuscolo d’estate, da segnalare la riapertura dei voli tra Mondou (la città di riferimento per noi a Goré) e N’djamena. Finalmente basta viaggi della speranza, in macchina, sempre stracarichi di robaccia da portare ad amici o parenti dei vari colleghi o, come nel mio ultimo viaggio, su quei traboccanti pullman che sfrecciano come pazzi lungo una strada che cade a pezzi, è tornato l’aereo della Nazioni Unite. Ignaro di quel che m’attendeva, m’incammino, in un piovosissimo mattino di fine agosto, all’aeroporto di Mondou, una stamberga in mezzo alla foresta con pista asfaltata ancora in costruzione. Il posto pare abbandonato, ci sono solo io, un altro passeggero, e quelli che pensavo essere due inservienti, visto che del volo non sanno nulla, ma che, al gracchiare della radio, si arrampicano di corsa su di una scala a chiocciola metallica e prendono posto in quella che sembrava una palazzina abbandonata, ma è, in realtà, la torre di controllo dell’aeroporto. Suppongo siano i controllori di volo, ma preferisco non indagare oltre… Su questa pista in costruzione appare un minuscolo aereo a elica (neanche dieci posti) e quando stiamo per salire i piloti, due energumeni sudafricani (noti beoni, mi diranno, ma all’epoca, per fortuna, non lo sapevo ancora..) ci dicono che a N’djamena piove ed il trabiccolo non può atterrare con la pioggia, bisogna aspettare che smetta. Così, ci sediamo ai bordi di questa pista la cui asfaltatura è ancora lungi dall’essere completata (“ma quando sarà finito sarà ancora meglio di N’djamena”, dicono fieri, per quello che ci vuole..) e su cui fanno capolino vari passanti, che non si capisce da dove vengano e dove vadano, ma cui nessuno sembra badare troppo. Finalmente, dopo un paio d’ore abbondanti, ci si decide a partire, pare che a N’djamena non piova più: i due piloti attendono che prendiamo posto nell’angusto velivolo e intanto scrutano il cielo, disegnando con le mani la rotta ideale per evitare i neri nuvoloni che affollano il cielo. I motori ruggiscono rumorosissimi, una gran puzza di cherosene pervade l’aria e gli inservienti dalla stamberga danno l’ok, si parte. Fortunatamente al nostro trabiccolo non serve molto asfalto per decollare e diciamo che a fare slalom tra le nuvole non ci si è annoiati, i due beoni ci sapevano fare. Anche l’atterraggio, ovviamente sotto il diluvio universale (ma che cazzo di previsioni avranno seguito, quei due??), mentre i tergicristalli scorrevano frenetici e l’aereo sbandava manco i due si fossero fatti alla chetichella un paio di cicchetti, non è stato banale. Pensavo che l’era dei viaggi avventurosi per N’djamena, tra cammelli contromano e camion ribaltati in mezzo alla strada, fosse finita con la riapertura dell’aeroporto di Mondou, e invece mi sbagliavo di grosso.

Nell’attesa di reimbarcarmi per il ritorno a Mondou, sperando nel bel tempo e nel buon senso dei piloti (ma non potevano sceglierli musulmani, che almeno non bevono??), vi abbraccio tutti. Alla prossima, inshallah.

7 comments:

  1. grandissimo colòs!! è una vera goduria leggere i yuoi diari ciadiani...certo ke se riuscirai ad inculcare una rudimentale idea di bene e male ad un cane africano avrai fatto molto + di un miracolo!!!
    un abbraccio!
    mattia

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  2. Ciao Vale, bello leggere di un posto tanto distante da quello in cui mi trovo. Un abbraccio grande e forza

    Enrico

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  3. leggo e non so mai se ridere o piangere...
    solitamente rido...
    ti adoro
    bacio
    gigia

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  4. Spero che tu non giri minacciando gente con pezzi di cotoletta alla milanese come facevi con me!
    Beh, ho appena scoperto il tuo blog. Quanti vantaggi offre il letto di gigia... Manchi tu però! Ti aspetto!
    Fra

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  5. Cara Fra, ora come ora ammazzerei, per un pezzo di cotoletta, comunque grazie per avermi ricordato quella scena grottesca al brutto anatroccolo, qui sono stato un filo più sensibile.
    Per Mattia: con bene intendo " quello che voglio io" e male "quello che non voglio io", un po' da megalomane e probabilmente é cosi' che iniziano le regressioni alla "cuore di tenebra", ma per ora applico questa formula solo con i cani.
    Per Gigia: ridi, che fa sempre bene. Per Enrico: daje maggicca.... Un abbraccio a tutti, a presto nuovi aggiornamenti.

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  6. aspetto ansiosa di sapere di te da qst reportage antropologici ... ci manchi big colo!!!!
    ieri ho parlato di te con un tipo che è stato in ciad: se superi il ciad hai le porte del mondo lavorativo aperte!!!!! ti abbraccio, giul

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  7. Caro Valerio sono sempre contento di vedere che, pur davanti alle difficoltà, mantieni sempre il buonumore e lo spiristico sarcastico, ben noto marchio di famiglia. Ci manchi e tutta la famiglia ti saluta e sono contento che ti sia passato il rafreddore. Non so se radio Ciad ti abbia portato notizie di un certo Cesena Milan (2-0) e non so neanche se questa radio ti abbia detto che il nostro esimio presidente abbia detto che abbiamo perso perchè l'arbitro è di sinistra. Se non ti è arrivata questa eco beh allora con molta tristezza mi faccio nocchiero di cotante ferali notizie. E stasera c'è l'auxerre(sto pregando) perchè la formazione è spregiudicata con un centro campo inesistente e Bonera al posto di thiago silva. Dopo l'esordio pessimo di Ibra(9 milioni di ingaggio come tutto il cesena, magazzinieri compresi) speriamo che il peggio sia passato non potendo contare che San Abbiati faccia continuamente miracoli. Bene informacalcio per oggi chiude i battenti e ti augura tutto il bene possibile. A presto.
    Luca
    PS!!! Stai attento a stare fuori troppo dalla padania potresti aver bisogno di un visto speciale per rientrare.

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