Ciao a tutti,
Purtroppo un’estenuante serie di scadenze ravvicinate mi ha, come al solito, allontanato dal blog, ma ora che la bufera sembra quietarsi, vi aggiorno un po’, partendo dalla piacevole frescura del mese di novembre. Dopo mesi e mesi di afosa attesa di questo mitico “periodo freddo”, in cui si sono visti anche i 15, quando non i 12 gradi, ecco, finalmente, che le piogge cessano e un vento polveroso caccia via l’umidità per portare l’attesa ventata di freschezza. In realtà, nel corso della giornata si è sempre e comunque saldamente sopra i 30 (a N’djamena pure i 40..), è vero, però, che la sera l’aria non ristagna, afosa e bollente, ma si alza una frescura da italica primavera. Per loro è il grande freddo, per me una boccata di vitale normalità.
Per il resto, come l’autunno da noi, questa è una stagione un po’ malinconica: dopo le ultime tempeste di ottobre, le acque dei fiumi si sono ritirate a vista d’occhio, i verdeggianti acquitrini che caratterizzavano tutta la regione sono spariti o sparenti e, nel complesso, la vegetazione imbiondisce e imbrunisce, il morbido fango rosso ritorna polvere e tutto appare molto più secco e meno vitale. E’ il periodo del raccolto, il sorgo alto nei campi è già rosso e pronto per la coltura, mentre le umide risaie vengono mietute e si preparano a tornare torride distese di nulla. Insomma, la natura offre tutto quello che ha preparato nella lunga stagione umida e si prepara al riposo, lasciando la terra in balia di polvere e sterpaglia e buona parte della manodopera locale disoccupata fino al ritorno delle piogge, nel mese di maggio. E’ veramente impressionante, per me, vedere le paludi ridiventare savane e fiumi maestosi miseri rigagnoli, ma immagino che per un neofita le nostre quattro stagioni e il ciclico allungarsi e accorciarsi delle giornate siano ben più spettacolari della sola alternanza umido – secco. Comunque, pare che fino a febbraio sarà così, poi tornerà la cappa di caldo mortale, che ci allieterà fino alle piogge di maggio.
Da segnalare, in questa stagione un po’ crepuscolare, nuovi e sempre suggestivi flagelli: se nel periodo delle piogge sono tempeste e alluvioni, in un paese senza argini e con case di fango e paglia, a funestare la serenità dei locali, la ritirata delle acque, con pozze che ristagnano fino all’evaporazione, crea il terreno di coltura ideale per malattie mortali come la malaria (da cui, e lo dico toccandomi, sono l’unico membro dell’équipe ancora indenne…) e il colera, segnalato spesso, in questi mesi, nella zona del lago Ciad. Gli acquitrini, inoltre, ospitano animaletti graziosi, come coccodrilli e ippopotami, che tutti gli anni fanno scorpacciate di pescatori troppo spregiudicati o bambini che, non ascoltando la mamma, giocano fino a tardi la sera tardi al fiume. Insomma, mese che vai, problema che trovi, e se sopravvivremo a tutte queste amenità ci sarà l’harmattan, il grande vento del Sahel, a generare nuovi flagelli.
In compenso non mancano mai nuove, succulente pietanze: la gazzella dicono tornerà ad essere abbondante sul mercato in maggio, ma a casa di un italiano ben fornito a N’djamena ho avuto la fortuna di mangiarne il carpaccio, veramente squisito. In compenso, sono piatti di stagione la carne del varano, rosea e tenera, e, soprattutto, le cavallette fritte: croccanti e carnose, condite con pepe e una spruzzata di limone sono la compagnia ideale per una birra fresca! Purtroppo in un paese in cui la fame è ancora un flagello la cultura dell’aperitivo è lungi dal diffondersi, ma sono sicuro che, quando arriverà, le cavallette, così come le termiti fritte, saranno di gran lunga il piatto forte. I manghi sono finiti da tempo, ma proliferano guiave e papaie, mentre andando verso nord si trovano anche succulente angurie e qualche agrume. Diciamo che per frutta e verdura non è il massimo, ma nemmeno troppo male.
Mentre noi siamo subissati da riunioni e menate burocratiche (chiusura dell’annualità di progetto e preparazione della seconda..), rese ancor più critiche dal fatto che l’anno prossimo avremo più attività e più sedi di intervento, la vita a Goré sembra gravitare attorno ad un solo, grande evento: l’arrivo del presidente. Dopo mesi di pioggia che hanno riempito di fossi e crateri le strade, ecco che possenti bulldozer provano ad appianare il tutto, mentre le baracche più fatiscenti vengono distrutte e gli alberi potati: non sia mai che un’autorità politica veda come sia conciato il paese dopo vent’anni di ininterrotto regno, bisogna sempre fare finta che vada tutto a meraviglia. I lavori fervono da giorni e con la consueta solerzia ciadiana: per due volte ci hanno rotto i tubi dell’acqua ed i fili della luce… Di fronte alla garbata richiesta della capo progetto di fare più attenzione, ci è stato risposto che “non si può fare la frittata senza rompere le uova”… Chissà quali meravigliose grandi opere riusciranno ad edificare con questa splendida mentalità!
Ad un certo punto, il grande evento sembrava ormai prossimo: una delegazione composta da primo ministro e vari membri del governo era giunta in missione ad ispezionare il villaggio, ormai in piena fibrillazione. Dalla mattina gruppi di danza e musica allietavano l’atmosfera nelle strade, mentre noi siamo stati convocati d’urgenza nel primo pomeriggio alla residenza del prefetto, per dare il benvenuto a così illustri ospiti. Superfluo aggiungere che siamo stati tutto il pomeriggio nella villa del prefetto ad attendere questa missione, come sempre in super ritardo, per poi schierarci in fila a dare il benvenuto, ovviamente un’ora prima del loro arrivo sotto una delle ultime piogge, non sia mai che il primo ministro arrivi e il popolo non sia ancora pronto. Così funziona, purtroppo, con le autorità africane, e mi sembra l’indice più evidente di quanto la democrazia, quaggiù, sia una remota utopia. In ogni caso, ho avuto il raro onore di stringere la mano al primo ministro ciadiano, in quei pochi istanti che ha dedicato al volgo prima di trincerarsi nei ricevimenti ufficiali con prefetto e altri sultani.
Purtroppo, l’esito della visita non è stato quello sperato: i locali scuotevano la testa sconsolati, raccontando di come, secondo il capo del governo, il villaggio non è ancora pronto per un ospite del calibro del presidente. Un’atmosfera generale mesta e rassegnata, insomma, compensata dal fatto che tutte le volte che arrivano queste autorità, luce e acqua, giorno e notte, non mancano mai. Del resto, come può un ministro passare un istante della sua vita senza corrente?? Peccato solo che poi, per recuperare tutto il gasolio sprecato, nei giorni a seguire il villaggio resti gran parte del tempo al buio e all’asciutto….
Mentre l’arrivo del presidente rimane circondato da un alone di mistero (c’è chi dice che non verrà fino a che non sarà asfaltata la strada, chi che si calerà dal cielo su di un elicottero da lui stesso guidato…), il progetto prosegue: stiamo avviando le attività generatrici di reddito, piccole attività finanziate in parte da Acra e in parte dalle comunità locali per generare delle entrate che consentano di coprire le spese di funzionamento delle scuole. Non mi sembra ci sia grande ottimismo al riguardo, comunque, se non funzioneranno molte scuole chiuderanno baracca e burattini, dunque speriamo bene! Nell’attesa che l’amato presidente scenda dal cielo o alla testa dei bulldozer per asfaltare la strada fino a Mondou (c’è un interessante e istruttiva storia sul presidente e le strade asfaltate, che quando avrò tempo vi racconterò…), vi saluto, sperando di aggiornarvi un po’ più frequentemente. A presto!
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Bene caro Nipote siamo molto felici di aver nuove news dal Ciad. Qui nevica oggi e probabilmente nevicherà anche domenica. Come saprai il MIlan capeggia la classifica e speriamo continui così. Per noi il massimo del brivido è destreggiarsi tra un metro in ritardo e un treno delle nord pure(nonostante qualcuno pensi ancora che le FN siano puntuali come le FS svizzere e che siano uno deit tanti fiori all'occhiello della opulenta Lombardia). Stendiamo un pietoso velo sulla politica. Unica nota positiva la vittoria di Pisapia. E speriamo bene. Baci e SAluti da tutta la famiglia.
ReplyDeleteLuca.
vale ma ti sei sposato li? non torni più? credevo finissi a dicembre invece parli di maggio!!!!!!!!!!!
ReplyDeleteti abbraccio
marta
ciao colo
ReplyDeletepreparati al freddo vero: ha già nevicato. non aggiungo altro, baci marina
ps. ti sei sposato?
Non hai nostalgia del brulè trentino? E' qui che ti aspetta...
ReplyDeleteUn abbraccio,
Fra
Ah, la neve, il vin brulé, liberi di non credermi, ma mi manca un sacco l'inverno! Un po' meno i treni lombardi, ma anche quelli hanno un loro perché, in fondo. Non mi sono sposato, Marta, saro' a casuccia il 24 dicembre, arrivo appena prima di Babbo Natale.. Un abbraccio a tutti, vi aggiornero' presto e tra non molto pure di persona, finalmente!
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