Monday, December 20, 2010

Aspettando Babbo Natale, arrivano i militari...

Ciao a tutti,

Gli echi del rigido inverno europeo hanno raggiunto anche la sempre calda Goré e tutti i tapini il cui rientro natalizio è legato ad un biglietto Air France (me compreso…) tremano dinnanzi alle notizie di aeroporti chiusi per neve e migliaia di passeggeri appiedati. E’ strano pensarci, in questi giorni di dicembre in maglietta e pantaloncini, ma, ahimè, speriamo che da qui a giovedì la situazione migliori. Comunque, nell’attesa che babbo natale sostituisca le renne coi cammelli e si spinga fino a queste remote contrade, dicembre ha portato un dono decisamente meno gradito: un vasto contingente militare, per un’importante azione congiunta dei governi di Ciad e Centrafrica contro i ribelli di entrambe le nazionalità che si annidano in quell’area anarchica che è il nord Centrafrica. Premesso che l’instabilità riguarda il solo Centrafrica e che a Goré si trovano il quartier generale di UNHCR per tutte le missioni nel sud Ciad, le sedi locali di numerose ONG e la prefettura, quindi, nel caso ci fosse il minimo sospetto di un ipotetico pericolo, saremmo prontamente informati ed evacuati, vi racconterò un po’ di questa novità e delle vicende di attualità correlate.

Il Ciad, oltre ad essere di per sé un posto disastrato, che dall’indipendenza, nel 1960, ad oggi, non è mai riuscito a trascorrere più di due - tre anni di fila senza una guerra civile e, tanto per variare il genere, ha affrontato pure una lunga guerra con la Libia negli anni’80, al punto che ancora oggi la zona nord è impraticabile per l’alto numero di mine rimaste, ha l’indubbio privilegio di condividere le frontiere con paesi di provata stabilità, come il Sudan e, appunto, il Centrafrica. Il 2011 non si prospetta un anno serenissimo: in Sudan voterà a gennaio il referendum per l’indipendenza del sud del paese, in cui probabilmente gli indipendentisti vinceranno e sicuramente il governo sudanese, appoggiato da quello libico, ha già detto che non accetterà mai un simile risultato, quindi non si prevedono evoluzioni positive. In Ciad e in Centrafrica, più banalmente, proveranno ad allestire delle elezioni farsa per legittimare i reciproci dittatori: quello ciadiano é in carica dal 1990, quando prese il governo con un colpo di stato, e quello centrafricano, più giovane, dal 2003, anche lui asceso al potere con una democratica azione militare. In questo contesto tutti e tre i governi ci tengono ad avere un minimo di stabilità interna e stanno provando, dopo anni di sgarri, a cooperare per eliminare le sacche di ribellione nelle aree più remote dei rispettivi paesi.

Sudan e Ciad hanno passato un decennio a finanziare i reciproci ribelli per danneggiarsi: gli indipendentisti del Darfour, infatti, sono molto legati al presidente ciadiano Deby e da quando, con la scoperta del petrolio, la regione è diventata interessante, sono generosamente appoggiati per destabilizzare il regime antagonista. Allo stesso tempo quel filantropo del presidente sudanese, recentemente condannato per crimini di guerra proprio in Darfour, appoggia i ribelli ciadiani, che regolarmente, ogni stagione secca, provano a raggiungere N’djamena per rovesciare il governo: se ce la fanno prima del periodo piovoso, bene, sennò se ne riparla l’anno dopo, perché durante le piogge è impossibile spostarsi pure per loro. Da segnalare, poi, che tutti i paesi dell’africa francofona sono indipendenti, ma fino a un certo punto: oltre ad avere una valuta il cui valore dipendeva dal franco francese prima e dall’euro ora (e le cui riserve auree sono ancora conservate a Parigi..), ospitano abbondanti contingenti di militari francesi, il cui ruolo è cruciale per tenere in sella il despota di turno. Ad esempio, dopo che nel 2007 il presidente del Ciad ebbe l’infausta idea di arrestare i membri di un’ONG francese che gestivano le adozioni di bambini in modo poco chiaro (uno di questi geniacci è stato espulso pure da Haiti con la stessa accusa..), i ribelli riuscirono per la prima volta ad attraversare tutto l’est e mettere a ferro e fuoco N’djamena, nel febbraio 2008. Sul come si arrivò fino a quel punto le versioni sono tante, ma tutte concordano sul ruolo giocato dalla Francia e sulla sua volontà di rimettere in riga il riottoso Deby per il suo delitto di lesa maestà.

Dopo i fatti del 2008 il Ciad ha accettato un contingente di caschi blu alla frontiera est per monitorare la situazione ed è riuscito, dopo lunghi negoziati, ad accordarsi col Sudan per cessare i reciproci sgherri: a giugno il principale capo dei ribelli, a N’djamena una celebrità, è stato dichiarato persona non grata e cacciato dal paese, mentre il presidente sudanese Beshir, che ormai non può più visitare molti paesi senza rischiare un mandato d’arresto, è stato accolto con tutti gli onori nella capitale ciadiana. Il pericolo a est sembra, dunque, ridimensionato, al punto che la missione ONU abbandonerà il paese entro fine mese e saranno ciadiani e sudanesi a garantire ordine alle frontiere. In compenso pare che, essendo ormai l’est ben monitorato, i ribelli abbiano in mente di spostarsi verso sud, annidarsi nelle stesse zone in cui operano i ribelli centrafricani contro il loro dittatore e provare a seminare scompiglio da quelle parti, in cui si trovano, peraltro, le principali fonti di ricchezza del Ciad: petrolio e cotone.

Così, per non saper né leggere né scrivere, i due presidenti si sono incontrati e hanno deciso una strategia comune: da settimane si sente sempre più frequentemente parlare di raid dell’esercito centrafricano nei villaggi del nord, mentre da noi il prefetto, insediato da appena due settimane, è stato subito rimosso in quanto legato ai vecchi ribelli del sud (che hanno fatto fuoco e fiamme contro il governo negli anni ’90 per poi cambiare idea ed allearsi a Deby, un po’ come fanno i parlamentari dell’Italia dei Valori con Silvio…) ed al suo posto arriverà un fedelissimo del presidente, preceduto, però, da varie divisioni dell’esercito, che, si dice, opereranno in accordo con le forze centrafricane in territorio del Centrafrica. Così, quel piccolo paradiso di tranquillità che era Goré, è ora attraversata di continuo da camionette di omaccioni minacciosi con bazooka e kalashnikov al seguito. Checché ne dica l’amico La Russa, non é mai bello vedere armi e militari per le strade delle città, figuriamoci in un paese come questo, in cui i soldati sanno di poter fare impunemente tutto quello che gli passa per la mente.

Sono subito state diramate circolari in cui si raccomanda a tutto il personale delle organizzazioni umanitarie di restarsene a casa la sera quando fa buio e di essere sempre umili e rispettosi coi militari, non superarli mai in macchina, non guardargli mai negli occhi, non rispondere alle provocazioni, eccetera eccetera. Raccomandazioni che sembrano sciocche, ma, pensando a quanto zarri possano essere i carabinieri nostrani, non oso nemmeno immaginare i livelli dei locali. Dico solo che da quando sono qui si sono già verificati fatti edificanti, come lo stupro di una tredicenne e vari casi di risse e furti, visto che gli amici armati amano bere, considerano i contadini come fossero merda e sanno che la faranno sempre franca. Purtroppo in questi paesi va così e tutto quello che si può fare è starsene cheti ed evitarli, con l’amara consapevolezza che se anche vincessero i ribelli, si passerebbe solo da un dittatore ad un altro: le guerre africane possono essere imprevedibili, ma l’unica certezza è che, comunque vada, sarà un cattivo, a vincere (un po’ come alle nostre elezioni…).

Al di la di queste spiacevoli novità, dicembre non è stato un mese molto proficuo: abbiamo faticosamente avviato alcune cosiddette “attività generatrici di reddito”, ossia dei piccoli progetti imprenditoriali gestiti dai comitati dei genitori al fine di avere delle entrate supplementari da usare per le scuole. Essendo contadini, non hanno quasi mai trovato nulla di più creativo che stoccare cereali per rivenderli a prezzo maggiorato una volta finito il periodo della raccolta, quindi da gennaio. Non sembrava malvagia, come idea, peccato che, per la prima volta nella sua storia, il governo ciadiano ha imposto dei limiti ai prezzi dei cereali e ne ha vietato ogni esportazione, cosicché i margini di ricavo si ridurranno drasticamente ed i nostri amici non potranno mai ottenere le entrate che pensavano di ottenere da queste attività. Una misura, dicono maliziosi i locali, che avvantaggerà soprattutto chi vive nelle città e risente maggiormente delle fluttuazioni dei prezzi, presa esclusivamente per fini elettorali. A me non sembra nemmeno pessima, come iniziativa, però i nostri contadinotti come faranno ora??

Per finire, si segnalano nuovi arrivi, nella nostra casa: mentre, col ritrarsi delle acque, i rospi calano progressivamente, una famigliola di gechi si è installata nel divano di casa e, nonostante reiterati tentativi di trovargli un’altra collocazione, non c’è stato modo di smuoverli. Comunque, poco male, in fondo i gechi sono carini e mangiano le zanzare. Il secondo acquisto di casa, invece, è stato un po’ più sgradevole. Una topolina tanto minuscola da passare sotto le porte ha, infatti, trovato molto accogliente la nostra cucina e ivi risiede da un po’. Anche lì i tentativi di cacciarla sono stati vani e di topicida a Goré non se ne trova. Devo dire che è un animaletto piccolo e grazioso, non farebbe nemmeno alcun male, se non fosse per l’incorreggibile abitudine del cuoco di lasciare il cibo in luoghi inopportuni.. Dopo varie e vane raccomandazioni sul dove e come tenere le cose, un bel giorno troviamo tre minuscoli cuccioli di topo teneramente accovacciati nel nostro sacco di riso. Superfluo aggiungere che il riso è stato retrocesso a mangime per cani (nonostante quel raffinato igienista del cuoco sostenesse imperturbabile che potevamo mangiarlo senza problemi..) ed i cuccioli di topo abbandonati al loro destino fuori di casa. Ogni tanto mi faccio una di quelle domande di cui so che preferirei non sapere la risposta: ma prima di scegliere il sacco come reparto ostetrico, quanti sopralluoghi avrà fatto il topo, a nostra insaputa, insaporendo il riso dei nostri pasti?

Con questo inquietante interrogativo, vi saluto! Mercoledì partirò per N’djamena e giovedì notte, se tutto va bene, il mio volo decollerà, così da essere a Linate la mattina della vigilia. Incrociando le dita per la neve.. A presto!

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