Monday, March 21, 2011

Settimana della donna e altre disgrazie

Nuovamente ciao dal Ciad,

Vi scrivo quando ormai il caldo si fa pesantemente sentire: la fresca brezza di gennaio è diventata progressivamente un phon bollente e di giorno sembra veramente di essere in un forno, l’aria scotta e il sole picchia duro sulla testa; fortunatamente il clima è molto secco, quindi si suda ancora poco e la notte torna la frescura e si riesce a dormire. Insomma, una canicola tollerabile, e tale dovrebbe rimanere fino alle prime piogge del mese di maggio…

Ci eravamo lasciati alla vigilia della famigerata settimana della donna ciadiana, dall’1 all’8 marzo, un evento che tutti aspettavano con terrore per il numero di litigi e problemi che ne caratterizzano l’organizzazione: si tratta, infatti, di programmare, con un comitato di donne di Goré, un rappresentante del governo e le varie ong e organizzazioni locali, una settimana di eventi di sensibilizzazione sul ruolo della donna e le sue varie sciagure (matrimoni e gravidanze precoci, dispersione scolastica, violenze di genere, AIDS, ecc). Purtroppo in Africa i concetti di “volontariato” e “bene comune” sono ancora lungi dal radicarsi, così l’organizzazione di questi eventi diventa presto una squallida caccia alla “motivazione” (il sinonimo che si usa per dare soldi alla gente affinché faccia presenza..); l’abitudine del governo di dare delle “motivazioni” alla donne che partecipano alle sfilate nelle feste nazionali, generosamente ripresa da UNHCR per “motivare” gli svogliati rifugiati, ha creato un retroterra di avidità ed egoismo che ci vorrà tempo e pazienza per sradicare. Noi abbiamo fatto del nostro meglio, col risultato che la settimana è stata un’ininterrotta battaglia e negoziazione, in certi casi non ancora finita (c’è un gruppo di danzatori coi quali stiamo ancora litigando per il compenso e un esercito di accattoni che odierà Acra con tutto il cuore..). Al di la di quest’estenuante battaglia e delle debolezze logistiche e organizzative, gli eventi sono stati preparati bene e molto seguiti: ci sono state piccole recite teatrali, forum su temi sensibili per le donne con quiz e premi finali, gare di corsa, di calcio, temi - concorso per i ragazzini delle scuole e la grande sfilata dell’8 marzo, con tutti i comitati femminili della zona a manifestare in abiti tradizionali, danzando e inscenando piccoli sketch. Peraltro il concorso di tema delle scuole è stato vinto da una ragazza, premiata ufficialmente dal prefetto dinnanzi a una piazza traboccante e festante, un vero trionfo.

Ci sono stati momenti indimenticabili, come quando ho scoperto all’ultimo che, in quanto rappresentante di Acra, avrei dovuto recitare un discorso dinnanzi alle autorità e alla piazza gremita e mi sono trovato, come a scuola coi compiti non fatti, a imbastirlo in fretta e furia scopiazzando a destra e manca dagli interventi precedenti, o le varie volte che siamo rimasti nel buio totale a recuperare le nostre attrezzature (generatore, stereo, sedie..) abbandonate dalle ineffabili donne del comitato alla mercé dei vari ladroni di passaggio. Alla fine ce la siamo cavata, nel senso che sono sparite solo due sedie e due divise da calcio, ma avrebbe potuto sicuramente andare molto peggio!

Il momento più alto resta indubbiamente l’ultima sera, quando i militari che hanno presidiato la piazza e difeso le nostre cose, sono venuti a battere cassa, nonostante il prefetto avesse assicurato che avrebbe provveduto lui al loro compenso. Da queste parti, infatti, i pubblici ufficiali prendono un salario miserrimo e non hanno alcun mezzo a disposizione, conseguentemente, pure per loro è necessaria la “motivazione”, affinché facciano il loro lavoro: il poliziotto a cui denunci un furto si dirà lieto di aiutarti, se gli paghi la benzina per andare a svolgere le sue indagini, il militare è disposto a restare tutto il giorno a presidiare i tuoi beni, a patto che gli rimborsi il pranzo, e via dicendo. Penso la si possa serenamente chiamare “corruzione”, ma qui, in assenza di uno Stato degno di tale nome, è pratica comune; in quanto ong dovremmo assolutamente evitarla, ma purtroppo tante volte non si può proprio fare diversamente… Ad esempio, l’ultima sera di questa terribile settimana, mentre sbaraccavamo tutto ormai al buio e assediati da ladri e accattoni che cercavano di accaparrarsi quanta più roba possibile, ecco presentarsi, burberi, questi omaccioni in divisa a reclamare dei kit con dei saponi che erano avanzati dalla giornata, come compenso per il loro lavoro. Io, ovviamente, ho risposto che non se ne parlava, ma in breve mi son trovato circondato dalle donne del comitato e dalle nostre animatrici, che mi hanno spiegato, terrorizzate, come questi soldati non fossero di Goré ma venissero da fuori e che se non gli avessimo dato qualcosa non avrebbero avuto alcuna remora a vendicarsi su di loro: “i saponi si possono ricomprare, i nostri corpi no” è stato lo slogan che mi ha, alla fine, convinto a cedere. Dinnanzi a tali obiezioni, che altro potevo fare, infatti, se non tornare sui miei passi? Del resto, io dormo in una solida casa con muro di mattoni e guardiano, loro, se va bene, hanno una porta malchiusa e un muro di paglia e sono, quindi, più esposte ad eventuali rappresaglie. Alla fine, per un po’ di sapone chissene…

Quando, dopo l’ultimo ampolloso discorso sulle donne e il loro ruolo nel mondo, la grande sfilata finale e la liquidazione degli scassapalle residui eravamo pronti a rilassarci e sbronzarci nella grande festa finale dal prefetto, ecco che arrivano i nostri amici della verifica contabile, in missione a Goré per ispezionare il nostro ufficio e verificare fisicamente la presenza degli assets che abbiamo riportato nel rapporto. Una vera perdita di tempo, resa particolarmente grottesca dall’orario inappropriato: infatti, si presentano da noi alle cinque, in piena smobilitazione, verificano computer e moto di Goré e poi, come nulla fosse, chiedono di vedere le stesse cose pure nella base di Timberi, a 40 minuti di viaggio da Goré. Così, pressati dall’imminenza delle tenebre, recuperiamo in fretta il responsabile di Timberi e ci incamminiamo con la speranza di rientrare prima del tramonto, quando, da regolamento, i nostri mezzi non potrebbero circolare. Un solo, piccolo problema: il responsabile di Timberi era venuto a Goré solamente per la festa e, a differenza di noi, si era già portato abbondantemente avanti con le libagioni... Purtroppo era il solo ad avere le chiavi dell’ufficio e non aveva più la lucidità necessaria per lasciarci le chiavi e farsi da parte: abbiamo passato, io, il contabile e l’autista, tutta l’ispezione a Timberi, più il resto della serata del prefetto a cercare di contenere gli sproloqui etilici di quest’uomo in pieno delirio. Sono curioso di vedere cosa scriveranno sul rapporto dell’ispezione all’ufficio di Timberi…

Al di la di questa settimana, ci sono due grossi eventi che stanno assorbendo energie ed attenzione della piccola comunità di umanitari a Goré. La prima, come potete immaginare, è la sciagura che sta avvenendo nella confinante Libia. Fin dalle prime avvisaglie, parte dello staff di UNHCR è stato mobilitato per l’urgenza alla frontiera libico - tunisina, dove si sono dovuti allestire nuovi campi per l’imponente afflusso di profughi dal conflitto e, dunque, vi era ben più bisogno che non nell’ormai placida frontiera sud del Ciad. Passata questa prima fase, resta la preoccupazione per come la situazione potrà evolvere, ma ormai a parlare di Libia é soprattutto il nostro staff locale, che grazie alla diffusione di Radio France International su tutto il territorio ciadiano è spesso più informato di noi. I pareri sono vari, ma, nel complesso, sono tutti molti colpiti dal fatto che la gente si sia rivoltata contro un despota che, a loro parere, è ben più giusto e generoso del despota locale. Gheddafi, qui, è piuttosto popolare, anche perché la Libia da lavoro a parecchia gente, tra banche e imprese varie, ed ha contribuito alla costruzione di numerose moschee, oltre ad esportare, come da noi, petrolio e derivati. I cannoni sui manifestanti gli hanno fatto perdere punti, ma lo stupore resta più forte delle sdegno. Non condivido tanti discorsi che vengono fatti dai miei colleghi, ma è apprezzabile come, pur accettando tutti che un despota governi incontrastato nel suo paese, a patto che garantisca qualcosa ai suoi sudditi, siano comunque pienamente consapevoli del fatto che un despota è un despota e in un mondo ideale non ci dovrebbe essere. Dopo decenni di guerre, mi dicono, è meglio, per il Ciad, un dittatore, a patto che riesca a mantenere la pace e portare un po’ di sviluppo. Poi, quando staremo tutti meglio, allora potremo chiedere qualcosa in più, come stanno facendo ora gli arabi coi rispettivi dittatori. In un continente in cui l’ingiustizia e il sopruso sono all’ordine del giorno, vedere che comunque un minimo di consapevolezza c’è (anche se temo che i miei colleghi che ascoltano i radiogiornali in francese non rappresentino il ciadiano medio, purtroppo..), che le porcherie che accadono in Costa d’Avorio o in Libia sono note, come noti sono i responsabili, mi da pochino di speranza in più, per il futuro. Certo, ne dovrà passare di acqua sotto i ponti, prima che si smuova qualcosa pure qui…

L’altro grande evento non è altrettanto noto a livello internazionale, ma sta facendo ammattire ancora di più lo staff locale di UNHCR. Dopo i problemi di insicurezza nella regione sud orientale, infatti, il governo ha chiesto di spostare i rifugiati dalla zona di Daha, alla zona di Haraze, circa 100 km a nord e in una zona più tranquillo e controllabile. Per noi è forse anche meglio, lavoreremo in un contesto più sicuro e circoscritto, ma per UNHCR si tratta di organizzare e gestire il trasferimento di più di 2000 persone in un nuovo sito entro un mese, prima che arrivino le piogge e gli spostamenti divengano impossibili. Così ora sono tutti in ansia per trovare terreni, costruire infrastrutture e avere servizi e derrate alimentari sufficienti per questa non indifferente mole di persone. Non sarà certo il cataclisma della Libia, ma nemmeno una passeggiata! Noi siamo stati interpellati solo per la preparazione della nuova scuola, per la quale appresteranno 10 hangar di paglia e cercheranno un po’ maestri comunitari nei dintorni, ma altre organizzazioni stanno sudando sette camice per essere pronte in tempo.

A parte questo problema in Salamat, anche a Goré ci aspettano giornatine: stiamo finalmente distribuendo i manuali scolastici nelle scuole, stiamo progettando gli hangar di cemento, per cominciarne, a breve, la costruzione al posto di quelli in paglia, abbiamo organizzato alcune formazioni per i maestri e vari correttivi alle attività generatrici di reddito ed alle cotizzazioni per evitare che le scuole falliscano, mentre a breve dovremo organizzare un grande forum con UNHCR, ong varie e rappresentanti dei rifugiati e delle istituzioni locali per discutere della strategia di integrazione futura. In tutto questo, la nostra base è un cantiere, perché stanno costruendo due nuovi uffici, e sono appena arrivate una decina di nuove reclute, risorse preziose, ma che devono ancora capire cosa fare, e come, quindi vanno seguite con attenzione (oltre ad essere raminghe per il cantiere, visto che gli uffici sono ancora lontani dall’essere pronti..). Grazie a dio le mie cape sono tornate, sennò da solo sarebbe stato un vero suicidio!

Dal Ciad è tutto, un abbraccio a tutti

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