Ciao a tutti,
Mi sono assentato un po’ di più del solito perché in settimana siamo tornati a N’djamena e, oltre a essere stato sopraffatto dalla burocrazia del progetto, la calura asfissiante di questa città infernale mi ha tolto ogni forza e voglia di scrivere. Purtroppo fino a stasera me la spasserò qui: ho realizzato il mio record assoluto in fatto di caldo (50 gradi, l’aria scottava anche a respirarla..) e in questa suggestiva location mi sono sorbito la serata sportiva più tragica degli ultimi 45 anni. Meno male che c’era molto alcool.. Di cose belle o interessanti, dunque, non ne sono capitate e dubito ne capiteranno, ma coglierò l’occasione per raccontarvi un po’ meglio di questo misterioso progetto cui prendo parte.
Tutto cominciò nel lontano 2003, anno in cui non soltanto il Milan vinse una delle sue tante coppe dei campioni, ma, nell’indifferenza del mondo in generale e dell’Italia in particolare, in seguito ad un colpo di stato, si scatenò uno scontro armato con conseguente crisi umanitaria nella Repubblica Centrafricana e in pochi giorni decine di migliaia di profughi varcarono la frontiera ciadiana alla ricerca di protezione. UNHCR, in accordo con il governo ciadiano, allestì vari campi (nella zona del progetto sono 3, popolati da circa 100.000 persone ognuno), in cui ospitare i profughi ed offrire loro i servizi essenziali: acqua, cibo, protezione e cure mediche. La situazione, nel tempo, non é migliorata, basti pensare che al potere, in Centrafrica, c’è ancora lo stesso generale di allora, il quale ha recentemente rinviato le elezioni senza motivo a data da destinarsi e, come conseguenza, alcune migliaia di nuovi rifugiati sono giunti settimana scorsa, in alcuni campi a est rispetto ai nostri. UNHCR ha così avviato tutte le attività necessarie per la popolazione rifugiata, tra cui tre bellissime scuole, una per campo. Anche se l’idea di “campo profugo” fa pensare a qualcosa di transitorio, momentaneo, considerate che in Medio Oriente i primi campi furono aperti all’inizio del conflitto israelo palestinese nel ’48 e sono ancora lì, c’è gente che è nata, vissuta e morta senza conoscere altra realtà che non fosse quella.. E’ chiaro, in questo contesto, come servizi quali scuole e ospedali non possano mancare.
Fortunatamente, mentre i ricchi israeliani non muoiono dalla voglia di riempire la loro terra sacra di pezzenti ed il destino dei rifugiati è uno dei tanti ostacoli agli accordi di pace, i ciadiani, già pezzenti di loro, non sembrano avere grossi problemi ad accollarsi nuove bocche da sfamare: si tratta, infatti, di gruppi di popolazioni affini culturalmente e di un territorio senza i problemi demografici del Medio Oriente, almeno per ora.. Così, dopo sette anni di attesa, UNHCR ha rinunciato all’idea del rimpatrio dei centrafricani e sta provando ad integrare la popolazione rifugiata nel territorio.
Tra le varie incombenze che questa operazione comporta, è fondamentale che le autorità locali siano in grado di prendere in gestione le tre scuole dei campi o, comunque, di garantire l’educazione ad una non indifferente mole di mocciosi, cosa fino ad ora garantita da UNHCR, che, però, ha ben differenti disponibilità finanziare. Per darvi un’idea: non tutti i villaggi dispongono di una scuola e, in quelli con la fortuna di averla, in genere consiste in un rudimentale hangar di quattro rami grezzi coperti di paglia, sotto cui vengono allineati altri rami a fungere da panca. Ovviamente l’anno scolastico finisce quando inizia la stagione delle piogge e questo non aiuta il corretto svolgimento del programma didattico. Gli insegnanti sono i cosiddetti “maestri comunitari”, ossia membri dei villaggi che, sapendo leggere e scrivere, vengono promossi sul campo al ruolo di insegnanti. Considerate che in un villaggio di 700 anime ci hanno detto orgogliosi che da loro erano tanti a saper leggere e scrivere, almeno 20, e capirete come il livello non sia sempre d’eccellenza. Ogni anno questi insegnanti possono partecipare a dei corsi di formazione che li certificherà come maestri comunitari e, con pazienza e dedizione, dopo una trafila lunga anni, addirittura diventare insegnanti ufficiali ed essere assunti a livello statale, privilegio riservato a pochissimi meritevoli, che in genere insegnano in posti meno disgraziati di questi villaggi. Gli insegnanti dei campi sono quasi tutti certificati e prendono ben 60 euri al mese, pagati da UNHCR. Nei villaggi gli insegnanti certificati sono rari ed i salari si aggirano intorno ai 20 euri al mese; queste scuole, inoltre, non sono finanziate e gestite dallo stato, ma dai comitati dei genitori, creati per questo specifico compito e alimentati da fondi derivanti da sole autotassazioni tra le famiglie degli allievi e dalle rendite di campi adibiti a questo scopo, i cosiddetti “campi comunitari”. Le autorità locali si limitano a monitorare il funzionamento delle scuole e ad organizzare le formazioni, ma grano non ne scuciono. Se già così è chiaro come la transizione da un regime all’altro sia complessa, bisogna aggiungere il fatto che i rifugiati, a differenza dei loro vicini ciadiani, sono ormai abituati da sette anni ad avere tutto da UNHCR senza muovere un dito e non hanno la minima intenzione di fare alcunché per la loro scuola, una volta che UNHCR taglierà i viveri.
In questo desolante panorama, il nostro lavoro è duplice: da una parte, lavorare coi rifugiati perché si organizzino in modo da gestire autonomamente la scuola, sapendo che a partire dal prossimo anno scolastico i fondi di UNHCR saranno dimezzati e azzerati quello successivo; dall’altra, lavorare nei villaggi circostanti per migliorare il livello delle scuole e colmare il gap con i lussuosi istituti dei rifugiati (lussuoso significa con aule di cementi, tetto di lamiera e un’aula per ogni classe). Così ci troviamo a girare tra campi e villaggi a spiegare a questi contadinotti come la scuola sia importante e come, a questo mondo, non esistano cose gratuite, dunque per l’educazione bisogna rimboccarsi le mani, organizzare campi comunitari e gestirne i proventi con attenzione, utilizzandoli non solo per pagare gli insegnanti, ma anche per fare delle costruzioni in mattoni che non debbano essere ricostruite tutti gli anni. Allo stesso modo bisognerà rinegoziare i salari degli insegnanti dei campi, perché 60 euri al mese sono assolutamente fuori mercato ed i comitati genitori non potranno mai pagare tale cifra. Per addolcire tutto questo, abbiamo alcuni fondi dedicati alle ristrutturazioni delle scuole più disastrate e altri per avviare attività generatrici di reddito (che possono essere i campi comunitari o altre idee loro, sartoria, allevamento, eccetera), grazie a cui, nel meraviglioso mondo descritto dal progetto, i comitati potranno sostenere la gestione delle scuole. Speriamo bene…
Provo due sentimenti contrastanti riguardo a questo progetto: da una parte mi affascina molto come le scuole pubbliche, qui, non siano considerate proprietà dello stato, quindi di un ente tendenzialmente inefficiente, corrotto e distante, ma della comunità, che le crea, le gestisce, ci lavora. Le scuole del villaggio sono frutto delle fatiche e dei risparmi dei genitori e come tale vengono vissute, almeno dai membri dei comitati più propositivi (superfluo aggiungere come, specie nella stagione del raccolto, non sia facile convincere molti genitori a mandare i bimbi a scuola, privandosi di preziosa manodopera gratuita..): sono loro a costruirle, a faticare per procurarsi un minimo di materiale didattico, a pagare i maestri e migliorarne il livello qualitativo, nella speranza che i loro bimbi possano avere qualcosina in più del poco che hanno loro. Pensando alla fortuna che abbiamo noi, con le nostre scuole, e a come ci sputiamo sempre sopra, forse sarebbe meglio se, anziché ingrassare i mastella di turno con tasse e balzelli vari (quei pochi che non le evadono, almeno..), contribuissimo anche noi con il nostro tempo e il nostro sudore alle cose di tutti, probabilmente poi le guarderemmo con occhi diversi e ci presteremmo più attenzione.
D'altra parte, come dissero illustri pensatori un paio di secoli fa, lo stato dovrebbe essere la massima espressione della vita sociale e quello ciadiano, per quanto non brilli per ricchezza, è ormai da quasi dieci anni un importante esportatore di petrolio, qualche quattrino da parte dovrebbe averlo. Quando cominciarono le trivellazioni, la Banca Mondiale, per evitare uno sviluppo economico stile Nigeria, erogò prestiti al paese a patto che almeno il 10% del ricavato fosse investito in servizi sociali ed il 5% di questi nella regione in cui sarebbero avvenute le trivellazioni. Ovviamente non fu così, i prestiti furono interrotti ed il governo, preso per le gola, spese’ qualche quattrino in opere pubbliche per poter continuare a farne di più col petrolio: lungo la strada asfaltata (uso il singolare perché è una in tutto il paese..) si vedono, saltuariamente, dei grandi edifici imponenti, col faccione sorridente del presidente Idriss Deby che mostra come i soldi del petrolio aiutino la scuola. Peccato che poi entri e scopri che, quando va bene, mancano i banchi, quando va male, gli insegnanti.. In compenso armamenti e spese militari sono decollate di pari passo coi dispetti reciproci col Sudan, altro paese avanzato che continua a scoprire nuove ricchezze sotterranee.
E noi, in questo contesto, dobbiamo andare a fare il culo a contadini e rifugiati perché si rimbocchino le maniche e si garantiscano da soli quel diritto all’istruzione che lo stato ciadiano (firmatario di tutte le convenzioni unicef sui diritti dell’infanzia) gli nega per giocare alla guerra coi vicini e arricchire oligarchie corrotte.. Insomma, sono tempi duri anche per noi per l’istruzione, va più di moda sprecar denaro in cazzate, purtroppo, ma qui si esagera! E allora ogni tanto mi chiedo: ma non sarebbe più giusto, anziché stressare i contadinotti con ‘sti comitati, raccontargli qualcosa su quei filosofi di cui parlavo all’inizio, spiegargli cosa sono le classi sociali, come viene gestito il sovrappiù e, quando ne hanno capito abbastanza per incazzarsi, armarli e darsi alla macchia nella foresta?? Fino ad ora il pensiero che anche il buon Che Guevara, in Africa, si era rassegnato, mi aveva fatto desistere da queste velleità ribelli, ma oggi, in un mondo in cui l’inter è campione d’europa, non si può resistere alla tentazione di imbracciare le armi e lottare contro questa ingiustizia imperante! Chissà, potrebbe anche essere un segno, probabilmente è stata la loro precedente coppa a scatenare le lotte anticoloniali nel continente africano, l’epoca era quella…
Nell’attesa che mi raggiungiate da qualche parte nelle foreste ciadiane con viveri e armamenti a sviluppare veramente il paese, vi saluto e abbraccio forte. A presto!
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quanto ti do ragione :(
ReplyDeletebuon compleanno cmq amico mio!
continua ad informarci, un abbraccio forte
marta
ci dispiace per tutte le tue sofferenze .....caldo,inter ...sappiamo che il tuo entusiasmo e l'impegno che metti in tutte le cose riesce a risollevarti da tutte le situazioni, speriamo comunque che tu oggi possa festeggiare (in qualche modo...bene)
ReplyDeleteil tuo compleanno.
Auguroni di cuore
Gualtiero e Angela
Grazie mille per gli auguri! Le sofferenze le esagero' sempre un po', per rendere il tutto un più divertente, in realtà, calcio a parte, mi sto divertendo. Il Ciad non é proprio un paese festivaiolo, ma siamo riusciti ad organizzare un simpatico pranzettino coi colleghi. Un bacione a tutti!
ReplyDeleteCAro VAlerio mai parole furono più appropriate, e non solo per quanto riguarda l'Inter ovviamente. Spero tu abbia potuto trovare i nostri auguri su Facebook. Ma più importanti, credo, siano gli auguri che ti faccio ora dopo aver letto quello che stai e andrai ad affrontare. Non ho la tua cultura filosofica, ma per me che il diritto all'accesso alle cose basilari della vita (casa, cibo, conoscenza) con i suoi derivati (pace, fratellanza e amore) è IL fondamento. Per ciò che io sento, dal mio punto di vista di Cristiano, le tue parole sono una grande speranza perchè è grazie a persone come te o come i missionari, che hanno interesse per le persone e non per il gretto materialismo, che possiamo sperare in un domani migliore, anche se questa banda di africani arrichiti e occidentali padroni e guerrafondai(ovviamente in casa d'altri) sembra sempre avere la meglio. Se ognuno di noi nel suo piccolo la piantasse di dire sempre di si a tutto perchè la rassegnazione è ormai più forte della voglia di lottare per i propri diritti, ci sarebbe sempre meno terreno fertile per questa gente. Il presidente della FAo ha fatto lo sciopero della fame perchè le ricchezze presenti nel mondo potrebbero risolvere dall'oggi col domani i problema della fame. Tu sei in prima linea e noi siamo con te (non è una riedizione dell'armiamoci e partite ovviamente). Qualcosa si può fare anche da qui anche se, per esempio, non ci sono state tante reazioni indignate alla notizia che Bono e Geldof hanno chiesto che l'italia sia messa fuori dal G8 per aver (unica) disatteso completamente le promesse fatte per gli aiuti all'Africa. Spero arrivino i viveri meno gli armamenti. Sono sicuro che con le parole tu e tutti quelli come te saprete vincere questa battaglia. Grazie e auguri ancora. Luca.
ReplyDeleteFinirà che al primo sparo, o verrai ucciso da un infiltrato CIA, o corrotto dal petroldollaro governativo. In un caso o in un altro, continua a fare don lorenzo Milani...
ReplyDeleteLB
Caro zio, grazie degli auguri e delle belle parole. Io, purtroppo o per fortuna, non riesco ad avere una visione troppo cristiana delle cose e se non usassi l'ironia e mi prendessi troppo sul serio, da ateo incattivito potrei davvero finirei armato nella foresta.. Temo che il mondo ancora non lo salvero', ma una bella esperienza e tanti ricordi me li portero' via e magari riusciro' anche a capire qualcosina di più di tutte queste vicende complesse e a condividerle con amici e parenti. Tanto mi basta per continuare a fare il don milani del sahel, anche se, visto che fino a giugno saro' retribuito come uno stagista, un po' di petrodollari governativi non farebbero poi male, quasi quasi mi metto a provare la teoria di ludo, sperando che l'infiltrato CIA non mi centri al primo colpo..
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