Ciao a tutti,
Un po’ per il lavoro, un po’ per le connessioni, i miei post non sono frequenti come vorrei, comunque eccomi qua. Vi avevo lasciato alla ricerca di polli e riso per sfamare i settanta invitati del nostro atelier di lancio del progetto e, contro ogni pronostico, tutto è andato liscio come l’olio, uno di quei miracoli che solo le raffazzonate organizzazioni da terzo mondo riescono a compiere. La sciura della capanna di fronte non solo ha trovato tutti e trenta i polli necessari, ma ha offerto un servizio di catering ineccepibile per tutta la durata dell’incontro, nonché arricchito con un tocco di classe africana la nostra pausa caffè: in aggiunta a bevande calde e dolcetti, un bel piatto di zuppa di pesce, per la gioia dei nostri affamati invitati dai villaggi! Il camion che abbiamo inviato in mezzo alla foresta a recuperare gli ospiti si è presentato con solo 1 ora di ritardo (e comunque, conoscendo i tempi africani, avevamo previsto il suo arrivo mezz’ora prima del necessario..) ed il segretario speciale del prefetto poco più di mezz’ora dopo l’ora prevista. Cosi’, abbiamo iniziato solo in lieve ritardo (un miracolo!), all’arrivo del segretario abbiamo fatto finta di non aver ancora cominciato per fargli leggere fiero il suo discorso, e tutto si è svolto velocemente e senza problemi. Peraltro il prefetto, probabilmente offeso perché non abbiamo scucito la grana per una festa qualche giorno prima, ci ha fatto lo sgarro di non venire, mandando questo segretario, persona di squisita cortesia ed educazione, puntuale fino a un certo punto, ma cortese e disponibile. Insomma, alla fine eravamo stanchi morti, ma non avremmo potuto chiedere di meglio.
E cosi, il camion ha raccattato tutti i vari membri dei comitati e direttori delle scuole per riportarli ai loro sperduti villaggi, con l’acqua avanzata dalla caraffe per lavarsi le mani i numerosi musulmani si son potuti fare le abluzioni per la preghiera pre viaggio, mentre noi siamo tornati alle mille menate di budget di questo progetto, e siamo poi rientrati, nel fine settimana, per l’ennesima missione a N’djamena, questa volta meno sgradita delle altre, visto che ha spezzato un ritmo di lavoro veramente estenuante. Inoltre non si trattava di riunioni o controlli amministrativi, ma solo dell’incontro annuale dell’ong, una specie di rimpatriata tra tutti vari disgraziati sperduti negli angoli più remoti di questo già remoto paese. Quasi una vacanza, oserei dire.
Prima di ogni viaggio, stracarichi e scomodi, ci siamo sempre detti che quello sarebbe stato l’ultimo viaggio della speranza, sballottati tra sacchi di sorgo e manioca, armadi e taniche di benzina: la speranza era che, una volta arredata la casa, i viaggi si potessero svolgere in condizioni normali. Purtroppo, non avevamo fatto i conti con questo semplice fatto: in Ciad, mediamente, non ci si muove. Per organizzare un incontro con la gente dei villaggi circostanti abbiamo dovuto affittare un camion, altrimenti quasi nessuno sarebbe riuscito a venire, e in ogni piccolo villaggio il nostro scassatissimo gippone viene immancabilmente preso d’assalto da poveracci appiedati, cui è difficile, se non impossibile, dire di no. Ci sarebbero norme precise e severe per regolamentare i viaggi sui nostri mezzi, ma tante volte uno strappo sul cassone del pick up o sulle panche posteriori della jeep ai maestri che tornano nei villaggi più grandi non possiamo non darli e, quando partiamo per N’djamena, c’è sempre qualche cugina da scarrozzare, o qualche mamma a cui portare mastodontici sacchi di sorgo o da cui recuperare quintalate di riso. Così, anche questa volta, sacchi di cereali e orpelli d’ogni tipo, all’andata e al ritorno, in aggiunta agli ultimi dettagli per la nostra base a Goré: frigorifero e bomboloni del gas. Aggiungiamoci che a metà strada il nostro autista ha deciso di acquistare per una qualche sorella un enorme pesce siluro venduto da ragazzini appostati in mezzo alla carreggiata ed il trionfo di odori e sapori è completo.
Insomma, in Africa non ci si muove e chi parte viene immancabilmente caricato di generi d’ogni tipo. Ma la mobilità in questa terra ha un’altra caratteristica unica: la qualità estrema dell’organizzazione. Quando finalmente siamo arrivati a N’djamena, dopo slalom tra crateri stradali, branchi di bestie assortite e scheletri di mezzi incidentati di differenti epoche storiche (da quello di cui restano poche tracce a quello ancora fumante..), l’unico ponte sul fiume Chari è pressoché impercorribile: alla base dei pilastri, un cospicuo branco di ippopotami si concede un rinfrescante bagno, scatenando la curiosità dei viaggiatori, che abbandonano i propri veicoli bloccando la carreggiata. Per non essere da meno, facciamo lo stesso e corriamo a scattare foto, in un mix di gente eccitata dall’insolita apparizione e automobilisti resi isterici dalla paralisi. In realtà, il nostro autista ci esonera da ogni responsabilità con una logica semplice e inoppugnabile: è vero, siamo fermi sulla corsia opposta alla nostra come altre mille macchine, ma siamo dovuti venire qui non solo per vedere gli ippopotami, ma anche perché la nostra corsia è invasa da un branco di cammelli contromano… Finalmente, i quadrupedi defluiscono e attraversiamo il ponte d’ingresso alla capitale del Ciad, che per una volta ci ha offerto uno spettacolo rinfrancante.
Nell’allegria generale, l’unico ad essere scettico sugli ippopotami è il nostro responsabile quadro delle attività di sensibilizzazione: quelli non sono veri ippopotami, dice, ma gente che si trasforma in ippopotami per i attirare i turisti. Ippopotami mannari, dunque, per provare a lanciare il turismo di massa in Ciad. Quando si dice logica ferrea.. Di fronte alle nostre sconcertate obiezioni, ci risponde che è vero, lui non saprebbe trasformarsi in ippopotamo ed in Ciad nessuno possiede quest’arte singolare, ma in Nigeria è cosa comune, saranno sicuramente venuti da lì. Per il bene del progetto speriamo abbia argomentazioni più convincenti durante le sensibilizzazioni….
La settimana a N’djamena è poi scivolata via meno sgradevolmente delle precedenti: anche se alla pianificazione dell’attività annuale dell’associazione, in quanto novizio, non è che avessi molto da dire, il mondiale di sottofondo ha offerto situazioni interessanti, come la débacle della Francia in un ristorante cinese popolato da piloti mercenari messicani festanti o il cordoglio generale per il tracollo dei leoni camerunensi. Una sera insolitamente fresca, ignorato, su consiglio del guardiano, le opprimenti misure di sicurezza e, incamminatomi sotto la luce dei riflettori dello stadio in viottoli sabbiosi brulicanti come fosse giorno, mi sono visto il finale di Sudafrica – Urugay al grande schermo dello stadio di N’djamena. Purtroppo la rovinosa sconfitta dei bafana bafana non ha contribuito al buon umore generale, ma questo bagno di normalità nell’allegria che scaturisce sempre dalla visione comune di un grande evento è stato rinfrancante, dopo le faticose serate mondane nella capitale. A N’djamena, infatti, gli unici locali che non siano tavoli in mezzo alla strada ti fanno ripiombare in piena era coloniale: arredamento finto africano, con drappi raffiguranti safari e donne formose, nemmeno un nero ai raffinati tavoli di legno, nemmeno un bianco dietro al bancone, tra bottiglie di liquori europei e birre alla spina. E’ vero che dopo giorni in mezzo al nulla sedersi a un tavolo con tovaglia, posate e poca polvere fa piacere, è vero che il mix di cucina francese e carni e spezie africane alle volte può essere molto piacevole, ma spendere il salario di un maestro comunitario per una cena in locali in cui manca solo il negrone col ventaglio è veramente difficile, soprattutto dopo una vita nella scintillante Milano, che mi ha reso allergico a tutto ciò che sia più fighetto del lurido bar dietro casa. Va bene per una sera particolare, ma se diventa routine, allora fuggo allo stadio, luogo a me ben più consono!
Nel mio piccolo cammino di emancipazione a N’djamena, merita una nota anche un’altra esperienza iniziatica: girarci in macchina la sera. Tra le altre allergie che Milano mi ha fatto sviluppare c’è sicuramente la guida cittadina: se il marasma africano è snervante, ma almeno fa ridere, il marasma lombardo è solamente stressante e ne farà secchi un po’ meno per collisione, ma se contiamo i danni alle coronarie.. Comunque, nonostante abbia sempre fatto del mio meglio per risparmiarmi questo fardello, anche a costo di indimenticabili passeggiate a 50 gradi, alla fine ho dovuto prendere coraggio, girare le chiavi e avventurarmi per le poche strade asfaltate (e le molte piste sterrate) di questa città. Che dire: di cammelli contromano non ne ho trovati, ma tra taxi in retromarcia in mezzo alla strada, ciclisti ubriachi che si avventurano barcollanti in slalom tra tir e minibus e motociclisti in contromano a fari spenti, non si sa se ispirati dalla canzone di Battisti o desiderosi di verificare la teoria darwiniana estinguendosi all’istante, non ci si annoia mai. In realtà, nonostante l’anarchia totale, i veicoli sono molti meno che da noi e molto più lenti, con un po’ di cautela si riesce a sopravvivere. Certo, sarebbe interessante vedere che gli insegnano a scuola guida…
Verrà il giorno in cui la civiltà approderà anche qui, fiumi neri d’asfalto taglieranno la savana, i motociclisti darwinani saranno estinti (mentre dei taxisti sopravvivranno solo i più sanguisuga..) il bestiame verrà rinchiuso in angusti recinti e tirato su a ormoni e mangimi industriali, i cammelli resteranno giusto per le foto dei turisti, dato che ogni ciadiano avrà la sua macchina, e i nigeriani la smetteranno di trasformarsi in ippopotami, o, se anche lo facessero, ci sarebbero spartitraffico e parapetti ad evitare ingorghi. La mobilità ne guadagnerà, magari ci sarà anche un bel treno, un giorno, tra N’djamena e Goré, semmai riusciranno a costruire una centrale elettrica. Tutto molto bello e un po’ sono qui per questo. Pero’, che noia… Dunque, tenendomi, per il momento, ben stretti i cammelli e gli ippopotami di N’djamena, vi saluto.
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ogni tuo post ha un mio commento anche se non so mai che dire quando confronto le tue esperienze con la mia routine di esami e napoletanità. ci tengo solo ogni volta a mandarti un abbraccio speciale, sperando ti arrivi un pò della mia amicizia :)
ReplyDeleteforza ghana! (l'italia è andata, il ghana resiste!)
un bacione
marta
Non sono solo i Nigeriani a potersi trasformare in ippopotami, non hai visto la nostra gloriosa Nazionale?
ReplyDeleteBaci
Ona
Forza Ghana, stasera gli dobbiamo spaccare il culo, a quegli yankee di merda! Dai, Marta, sono sicuro che la tua quotidianità napoletana non sarà poi cosi' diversa dalla mia africana, cammelli e ippopotami a parte.. Tornero' presto, e spero proprio riusciremo a mangiarci insieme una bella pizza, o magari qualche pasta con la bottarga a Marrubiu.
ReplyDeleteUna nazionale veramente imbarazzante, unica consolazione, i francesi han fatto peggio.. Ci vedremo presto, bacioni
yankees go home!
ReplyDeletemarta
colo ciao!
ReplyDeletese fossi in te punterei tutto su imparare a "come ci si trasforma in ippopotamo" e sei a posto per la vita!
un abbraccio,
marina
Ora solo gli infidi uruguagi separano il Ghana dalla storia.. mandiamo a casa pure loro! E se vinciamo la coppa, festeggero' trasformandomi in ippopotamo. A presto, amiche.
ReplyDeleteCiao VAlerio, è tuo zio allenatore che ti parla. Il ghana per me vincerà con gli uruguagi ma poi si troverà un ostacolo molto difficile che si chiama Brasile. Comunque quest'anno vincono i tedeschi. Squadra giovane, veloce, che gioca pure bene e sono tedeschi per l'appunto. Per quanto riguarda gli ippopotami, credo che giochino meglio della nostra nazionale. Però nella federazione ci sono anche degli elefanti (il presidente e tutti i suoi accoliti) che andrebbero chiusi in una riserva. Anzi visto che stai organizzando il paese, fai istituire una riserva naturale solo per umani imbecilli. Ti prego di farla molto grande perchè la si potrebbe riempire in breve tempo. Penso che la maggior parte degli esemplari potrebbe essere della gloriosa razza padano-celtica e i bambini del Ciad(portati in gita con il camion) potrebbero vedere come ci si riduce con la troppa civilizzazione. Insomma un po come abbiamo fatto qui con gli zoo.Secondo me è un buon programma da presentare, ci libereresti da alcune presenze imbarazzanti, e faresti del gran bene alla gioventù ciadiana che domani, quando diventerà genitore, portando i propri figli in visita alla riserva potrà dire queste parole " Vedi figliolo, questi menteccatti che brucano nella riserva, sono qui Grazie al programma educativo stabilito dal dottor Colosio. Grazie a lui siamo riusciti ad evitare per tempo di ridurci anche noi in quello stato". Abbraccioni da tutta la famiglia.
ReplyDeleteLuca
Zio allenatore, sulla Germania ci hai preso in pieno, veramente forti, ma sul Brasile.. Possibile non avessero nessuno meglio di quella pippa di Felipe Melo?? Qui la manaccia di Suarez é stato un vero lutto, ma spero di riuscire a raccontare presto con un nuovo posto. Un abbraccio.
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